mercoledì, 28 febbraio 2007

Nato in un paesino di confine tra Emilia e Veneto, nel ferrarese, Corrado Govoni è stato sì vicino al futurismo e al fascismo (chi non ricorda di un suo poemetto dedicato a Mussolini), ma ha poi pagato a caro prezzo le sue scelte, quando il figlio Aladino è stato fucilato alle Fosse Ardeatine. Da qui nasce il nuovo, commovente, Govoni del dopoguerra.

Per voi una poesia visiva del periodo "marinettiano"Corrado Govoni poesia visiva

Corrado Govoni

e una piccola chicca da "Canzoni a bocca chiusa":

NAUFRAGIO  

Sul mio capo di naufrago

galleggiante sul mare nero della vita

afferrato a una tavola sfasciata

materna culla

vedo ancora ondeggiare le stelle

come un tenero ramo di mandorlo.

Luce di fuori mondo

o vertigine

degli abissi incantevoli del nulla ?

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martedì, 27 febbraio 2007

Si sta autodelineando il mio ruolo come "blogger" (odio i neologismi anglofoni), che sta assumendo una tipologia da FISHER (sono una contraddizione vivente) che lancia ami ed esche nel tempo e nello spazio tirando su, per la vostra gioia, frammenti di realtà da rivitalizzare.

Dopo queste scempiaggini, passiamo alle cose serie: mi sono procurato questo CDLiguori Quintet Live

Si tratta della registrazione del primo concerto jazz tenuto alla Palazzina Liberty al tempo della gestione di Dario Fo, che disegnò di persona il manifesto; l'ho trovato nel suo archivio, spero che non si dispiaccia se ve lo mostro quiLiguori Palazzina Liberty manifesto:

Due parole solamente per dirvi che è un CD da avere assolutamente sia per il valore storico (non indifferente), sia per quello musicale, che rasenta il sublime grazie sopratutto alla presenza di uno strepitoso Massimo Urbani. Max aveva 21 anni a quell'epoca, ma era già un solista di grande e consapevole maturità. Oltretutto la qualità della registrazione - visti i mezzi dell'epoca - è soddisfacente, abbastanza comunque da valorizzarne l'inimitabile sonorità.

Questa era la prima edizione del quintetto di Gaetano Liguori, che negli anni successivi cambiò formazione (Fulvio Sisti, poi Sergio Fanni, infine Sandro Satta al posto di Max, Ivano Nardi e poi Lino Liguori al posto di Filippo Monico); questo gruppo non registrò mai in studio, ma è rimasta un'altra testimonianza dal vivo in un LP (qui sotto la copertina) tratto da un concerto del 1979 al Teatro Ciak di Milano, mai ristampato su CD e rintracciabile (a prezzi folli) solo su eBayGaetano Liguori quintet Terzo Mondo.

E' il quintetto con il compianto Sergio Fanni alla tromba e con Lino Liguori (il padre di Gaetano) alla batteria; il repertorio è in parte lo stesso (Peppina, Suite per il Terzo Mondo) ma lo stile è parecchio cambiato in due anni di concerti; di quel gruppo ecco un paio di foto scattate nel 1979 proprio al concerto registrato:

Fanni e Terenzi 

Ecco Sergio Fanni e Danilo Terenzi (al trombone)Fanni e Del Piano

e ancora Sergio Fanni col bassista Roberto Del Piano.

Erano i favolosi (per il jazz italiano) anni settanta; ma anche gli anni ottanta, di cui parlerò diffusamente in un'altra occasione, non sono stati male...

Se dopo questo avete ancora voglia di vedere il Festival di San Remo, siete proprio inguardabili come questo Grande AnticoGrande Antico, che incapperà nella giusta vendetta di suo cugino, il GRANDE CTHULHUCthulhu 2...

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lunedì, 26 febbraio 2007

Vincenzo CardarelliHo una spiccata simpatia per i poeti poco letti, poco citati, qualche volta poco amati.

Nazareno Cardarelli (in arte Vincenzo) è, secondo me, tra questi; sarà per il carattere, sarà per l'avventura vociana, sta di fatto che di Cardarelli si parla poco e poco (a meno di smentite benvenute) lo si legge.

In regalo (ovviamente) questa breve lirica del 1916.

AMICIZIA

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni

che, perduti nel tempo, c'incontrammo,

alla nostra incresciosa intimità.

Ci siamo sempre lasciati

senza salutarci,

con pentimenti e scuse da lontano.

Ci siam rispettati al passo,

bestie caute,

cacciatori affinati,

a sostenere faticosamente

la nostra parte di estranei.

Ritrosie disperanti,

pause vertiginose e insormontabili,

dicevan, nelle nostre confidenze,

il contatto evitato e il vano incanto.

Qualcosa ci è sempre rimasto,

amaro vanto,

di non ceduto ai nostri abbandoni,

qualcosa ci è sempre mancato.

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venerdì, 16 febbraio 2007

Carolus CergolyQuesto è Carolus Cergoly , grande e poco letto poeta triestino.

Leggete (e riflettete) su questi testi, tra i suoi più famosi.

El suo nome: bandito

Al comando portà

in cadene ligà

rosso fazzoletto garibaldin

intorno al collo

boia assassin

quatro giorni

i lo ga torturà

"Parla bandito - bandito parla"

bocca serada

muto da sempre

povere man

senza ongie pianzeva

sbregado

in cella ributà

Drio giorno morto

lo ga trovà

viso sorridente - viva la libertà

bocca rossa

fazzoletto al collo

nudo el xe sta interà

el suo nome "bandito"... e

un cartelon sul petto

"benzina sabotò alla Decima M.A.S."

O bella ciao o bella ciao

viva la libertà

Fuma el camin

Fuma el camin

mattina e sera

del lagher de Mathausen

grande fratel de quel

de la Risiera

lacrime e sangue

piovi su Trieste

Lotte Hen

camicia bruna

e svastica sul brazzo

al suo primo servizio

al "Bloko 33"

donne e bambini

morsigar de coscienza

disi el Kapò perchè

sù femo i bravi

in fondo xe un brusar

ebrei e slavi

Intanto a Ginevra

stasera "Parsifal"

di Richard Wagner

Toscanini dirige.

da "Ponterosso"

Poesia d'un Barbon

scritta per farse coraggio

sotto el Ponterosso

su carta d'imballaggio

senza nissun

che te dia qualcossa

magari anche una piada

un pugno una sberla

senza una strada

che porti a qualche fermo

senza un numero

per dir

stago de casa qua

senza una man

tenera de dona

che coccoli in amor.

Coparse e dopo

l'Isola dei Morti

in quadro la go vista

un polveron de noia

a l'infinito

morto isolà va ben

ma

almeno saver qualcossa dei vivi

se gà piovù in Farneto

se bora scura

fa rabiar el mar

Vita te voio ben

ma no ogni giorno

domenica in loculo

ma lunedì alle cinque

zo in Ponterosso

vivo

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giovedì, 15 febbraio 2007

Aldo PalazzeschiE LASCIATEMI DIVERTIRE (Canzonetta)

Tri tri tri,

fri fri fru,

ihu ihu ihu,

uhi uhi uhi !

Il poeta si diverte,

pazzamente,

smisuratamente !

Non lo state a insolentire,

lasciatelo divertire,

poveretto,

queste piccole corbellerie

sono il suo diletto.

Cucù rurù

rurù cucù

cuccuccurucù !

Cosa sono queste indecenze,

queste strofe bisbetiche ?

Licenze, licenze,

licenze poetiche !

Sono la mia passione.

Farafarafarafa,

Tarataratarata,

Paraparaparapa,

Laralaralarala !

sapete cosa sono ?

Sono robe avanzate,

non sono grullerie,

sono la spazzatura

delle altre poesie.

Bubububu

Fufufufu,

Friu !

Friu !

Ma se d'un qualunque nesso

son prive,

perchè le scrive

quel fesso ?

Bilobilobilobilobilo,

blum !

Filofilofilofilofilo,

flum !

Bilolù. Filolù.

U.

Non è vero che non voglion dire.

Voglio dire qualcosa.

Voglion dire...

come quando uno

si mette a cantare

senza sapere le parole.

Una cosa molto volgare.

Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa !

Eeeee !

Iiiii !

Ooooo !

Uuuuu !

A ! E ! I ! O ! U !

Ma giovinotto,

ditemi un poco una cosa,

non è la vostra una posa,

di voler con così poco

tenere alimentato

un sì gran foco ?

Huisc.... Huiusc....

Sciu sciu sciu,

koku koku koku.

ma come si deve fare a capire ?

Avete delle belle pretese,

sembra ormai che scriviate in giapponese.

Abì, alì, alarì.

Riririri !

Ri.

lasciate pure che si sbizzarrisca,

anzi è bene che non la finisca.

Il divertimento gli costerà caro,

gli daranno del somaro.

Labala

Falala

Falala

eppoi lala

Lalala lalala.

Certo è un azzardo un po' forte,

scrivere delle cose così,

che ci son professori oggidì

a tutte le porte.

Ahahahahahahah

Ahahahahahahah

Ahahahahahahah.

Infine io ò pienamente ragione,

i tempi sono molto cambiati,

gli uomini non dimandano

più nulla dai poeti

e lasciatemi divertire !

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Il grande Aldo Palazzeschi scrisse questi versi nel 1910, inserendola in una raccolta intitolata "L'incendiario". Hanno quasi cento anni, ma non li dimostrano.

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categoria:palazzeschi aldo
giovedì, 08 febbraio 2007

Non se ne parla mai, questo mi insospettisce. Onore al grande intellettuale di Finalmarina, amico, tra gli altri, di Dino CampanaGiovanni Boine

DESERTO

- Il tempo dell'adolescenza fu gonfio-ricolmo della calda amicizia, - quand'ero terra d'americhe ricca che avido ciascun vi segnava il suo pezzo.

- Adolescenza primavera-fervenza d'ogni possibiltà ! Sei come un bosco; popolosa città. Tutte le strade son buone, tutte le mete ! e ciascun che t'incontra fa ressa, vi batte vi cerca la sua.

- Il pregio d'ogni idea era allora d'esser bandiera: ci fasciava a schiera, si marciava in frotta; l'entusiasmo era pane che si spezza alla cena.

- Non v'era né mio nè tuo; le case come gli affetti, senza le porte: abbraccio, la nostra sorte, e volersi bene, respiro.Vi furono amici come gelosissimi amanti (vi furono odii e rotture). Devozioni sino alla cecità.

- Ma buono sentir nel buio sbattere cuori, buono l'amore, fraterna la calca ! Pullula il mondo, non c'è sabbie di disperazione. - Il tempo del'adolescenza fu gonfio (ohimè) della calda amicizia...

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categoria:boine giovanni
martedì, 06 febbraio 2007

Giuseppe UngarettiMi sono risvegliato con, nella mente, magari a seguito di un sogno, questo viso e questo sorriso straordinari.

E così ho fatto quello che dovremmo fare tutti, sono andato rileggere qualche sua poesia così, per cominciare bene la giornata.

Una di queste la giro a voi con una confessione: non riesco a rispettare gli spazi strofici, quando pubblico i post tutto il mio bel lavoro scompare, e questo, anche se non gravissimo, è disturbante; specie nel testo che segue, che di spazi strofici è pieno. Qualcuno mi sa aiutare ?

IL CAPITANO

Fui pronto  tutte le partenze.

Quando hai segreti, notte hai pietà.

Se bimbo mi svegliavo

di soprassalto, mi calmavo udendo

urlanti nell'assente via

cani randagi. Mi parevano

più del lumino alla Madonna

che ardeva sempre in quella stanza,

mistica compagnia.

E non ad un rincorrere

echi d'innanzi nascita,

mi sorpresi con cuore, uomo ?

Ma quando, notte, il tuo viso fu nudo

e buttato sul sasso

non fui che fibra d'elementi,

piazza, palese in ogni oggetto,

era schiacciante l'umiltà.

Il capitano era sereno.

(venne in cielo la luna)

Era alto e mai non si chinava.

(Andava su una nube)

Nessuno lo vide cadere,

nessuno l'udì rantolare,

riapparve adagiato in un solco,

teneva le mani sul petto.

Gli chiusi gli occhi.

(La luna è un velo)

Parve di piume.

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categoria:ungaretti giuseppe
lunedì, 05 febbraio 2007

VENERDI' SCORSO HO POSTATO UNA POESIA DI VITTORIO SERENI DEDICATA AL CALCIO; POI E' SUCCESSO QUELLO CHE E' SUCCESSO

CHE TRISTEZZA

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lunedì, 05 febbraio 2007

Marino MorettiMarino Moretti, il poeta di Cesenatico, ha un destino segnato dalla sua prima stagione poetica; da allora quasi tutte le antologie lo "relegano" tra i crepuscolari, anzi, qualche volta tra quelli minori, e di lui viene ricordato come massima espressione artistica l'incipit (che qui non riporto per decoro) di A Cesena

Moretti è stato molto di più; ma chi legge oggi i suoi romanzi (qualcuno di voi ha in casa La vedova Fioravanti ?) o i testi che hanno come protagonista il suo alter-ego autocritico Pazzo Pazzi o, peggio ancora, le raccolte poetiche della sua maturità ? Eppure questi testi "dimenticati" hanno valso a Moretti un Viareggio (nel 1960, davanti a Pasolini !!!) e, raro caso nella storia per un poeta italiano (forse solo con Andrea Zanzotto è successa cosa analoga), un Meridiano pubblicato con l'autore in vita.

Se passate da Cesenatico, una visita alla sua casa-museo è d'obbligo, per capire.

Casa Moretti

 

 

 

 

 

 

 

Solo due poesie della sua stagione matura, un assaggio...

IL SUICIDIO SENILE

Un vecchio artista s'è data la morte

a più di novant'anni. Non so come,

per la pietà di lui e di me stesso;

e non farò il suo nome

crudele nella pace e nell'eccesso,

nell'arte e nella sorte.

Non lo amavo. E mi pento

di non aver risposto alle sue ire,

di non aver capito il suo tormento,

il suo punto fra spasimo ed orgoglio,

fra il vivere e il morire.

Oggi lo vedo, spoglio

di cruccio, come un laico del convento

che va alla cerca col suo somarello.

E troppo tardi lo chiamo fratello.

Ahi, troppo tardi so che ci si uccide

a novant'anni come a venti. Infine,

cadute le sue sfide,

la sua ghigna sparita,

annullato il suo estro,

ho perduto un amico oggi, un maestro

ché s'egli è stato disumano in vita

umanissima invece è la sua fine.

DOPO

Io non so che avverrà di questa casa,

s'ella sarà venduta,

s'ella sarà abbattuta,

se diverrà perfino un'altra casa.

Altre porte e finestre, altra cimasa,

altre rondini ed altri davanzali,

altri riposi d'ali.

Altro capo, altre serve, altre famiglie

come altre cose a me care o discare.

Altri libri, altro cibo, altre stoviglie,

altri letti, altre bare.

Che cosa dunque rimarrà di mio

per caso, in queste stanze, o per dispetto ?

Chi sa, forse un panchetto,

un panchetto di quando ero bambino

o un eco incomprensibile, un fruscio...

Altro mendico va di casa in casa,

di scalino in scalino,

ed altra madre chiama altro Marino

che in altra ora rincasa.

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giovedì, 01 febbraio 2007

Questo è un post per nostalgici come me: ma come non commuoversi davanti alle prime storie di Tex Willer, almeno per quelli che, come me, lo hanno letto in formato striscia, generalmente stropicciato e impataccato perchè, per ovvii motivi economici, lo stesso giornalino ce lo passavamo in tanti ?

Ecco che arriva GRATIS (il primo numero ovviamente) un maxi-volume di oltre 300 pagine patinate e con le vecchie storie restaurate (bene, devo dire) e colorate (discretamente). Adesso me lo godo, nel frattempo beccative una piccola galleria di memorabilia et altro.Il primo Tex

Questo è il primo fascicoletto in versione "striscia"

MefistoTexKit WillerKit Carson

 

 

 

 

 

 

Tex 2

 

 

Tex francobolloTex 3Tex 1Tex Willer Suomi

Tex in Finlandia !!

Gianluigi BonelliIl mitico Gianluigi Bonelli; senza di lui e senza Galeppini, Tex non sarebbe mai esistito. A loro un GRAZIE di cuore

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