venerdì, 30 marzo 2007

Umberto SabaIl triestino Umberto Poli era di padre cristiano (che subito lo abbandonò) e di madre ebrea (così severa ed austera da allontanarlo). Così fu allevato da una balia slovena, Peppa Sabbaz, che gli donò amore e il "vero" nome.

Alcuni pensano però, forse sono vere tutte due le cose, che lo pseudonimo provenga dalla parola ebraica che significa "pane".

Di questo grandissimo poeta la lirica di oggi, come sempre in regalo.

Donna

Quand'eri

giovinetta pungevi

come una mora di macchia. Anche il piede

t'era un'arma, o selvaggia.

Eri difficile a prendere.

                                        Ancora

giovane, ancora

sei bella. i segni

degli anni, quelli del dolore, legano

l'anime nostre, una ne fanno. E dietro

i capelli nerissimi che avvolgo

alle mie dita, più non temo il piccolo

bianco puntuto orecchio demoniaco.

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giovedì, 29 marzo 2007

Su "La Repubblica" di oggi, nell'inserto milanese, compare questo titolo: Viaggio nel degrado, orrore Navigli con adeguato corredo di angoscianti fotografie; ed è solo iil primo di una serie di analoghi reportage.

Che tristezza...Sigh

Chi vive a Milano si sta abituando a qualsiasi nefandezza; la prossima, e ce la meritiamo, è già in preparazione: guardate qui sotto !SENZA TITOLO

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mercoledì, 28 marzo 2007
ZeldaAll'amica di una mia amica, un saluto rispettoso e un augurio di buon viaggio, là dove i gatti sono sempre felici. Ciao, Zelda
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mercoledì, 28 marzo 2007

Ko Un 2Le seguenti liriche sono tratte dalla raccolta Fiori d'un istante, edita la Cafoscarina nel 2005.

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cara, sono qui

il crudele inverno è finito

la tomba della moglie sorride quieta 

.

due persone sedute di fronte

mangiano

è una cosa normale

e al tempo stesso

sublime

lo chiamano amore

.

anche il gatto è l'involuzione di un animale selvaggio

il cane è l'involuzione di un animale selvaggio

anch'io sono l'involuzione di una animale selvaggio

ci siamo allontanati troppo dalle origini

nel nostro oggi

rimangono solo quisquilie

.

l'ho visto scendendo

quel fiore che non avevo visto

salendo

.

ho avuto un giorno così

nessuno a cui chiedere informazioni

scelsi la strada indicata

da un lungo ramo di pino

era la strada che cercavo

.

al sole di marzo

puff

puff

spalancando le loro bocche

i germogli dei fiori si aprono

.

dall'altra parte del fiume

il suono di una campana ci raggiunse

affinchè lo sacoltassimo insieme

il suono di una campana ci raggiunse

avevamo deciso di separarci

decidemmo di non separarci

.

andate in Somalia

e guardate il vostro capitalismo

guardate il vostro socialismo

guardate gli occhi di bambini che muoiono di fame

.

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categoria:ko un
martedì, 27 marzo 2007

Ko UnKo Un è nato il 1° agosto 1933, primogenito di una famiglia di modesto livello economico e culturale, in una cittadina della regione Cholla nella parte settentrionale della Corea. A dodici anni trova per strada una raccolta del poeta Han Haun, evento che lo ispira a scrivere i primi versi.

Lo scoppio della guerra nel 1950 lo sconvolge al punto da portarlo al primo tentativo di suicidio, da cui si salva perdendo però per sempre l'uso di un orecchio. Si rifugia nella religione diventando monaco buddhista e vivendo di elemosina. Nel 1957 riprende l'impegno poetico iniziando a pubblicare saggi e poesie. Nel 1962 rinuncia alla vita monacale ma vive una fase di depressione e alcoolismo e, sofferentr di una perente insonnia, tenta una seconda volta il suicidio. Dal 1967 la sua situazione peggiora ulteriormente al punto che, nel 1970, tenta il suicidio per la terza volta restando in come per trenta ore.

Una lenta ripresa lo porta a rinnegare questo atteggiamento nichilista: riprende a scrivere e si impegna attivamente nel movimento per i diritti umani, cosa che lo porterà ad essere inserito nella "lista nera" dei servizi segreti della Corea del Sud: nel 1974 viene imprigionato per la prima volta; nel 1980, accusato di alto tradimento, viene condannato all'ergastolo; uscirà di prigione grazie ad una amnistia. Il poeta opta per un compromesso con la dittatura militare, accettando di modificare i suoi scritti precedenti con un lavoro di censura: questa vicenda viene duramente rimproverata da molti dei suoi lettori, ma per Ko Un è l'unico modo di uscire vivo di prigione e non tornerà mai più sulla decisione presa.

Si sposa e va a vivere in campagna, conoscendo la sua stagione più produttiva e raccogliendo via via sempre maggiori consensi e riconoscimenti anche internazionali, tra cui tre candidature al Nobel. Intraprende anche una immane impresa, intitolata Maninbo (Diecimila vite), una raccolta infinita, tuttora in corso, che comprende poesie dedicate a tutte le persone incontrate nel corso della sua vita, in cui il poeta è la voce narrante: è come se Ko Un avesse deciso di ribellarsi alle sue prigionie, scegliendo, come unico modo per riuscirvi, la riscrittura dei suoi ricordi; di questa immne imprsa sono uscita finora i primi 25 volumi.

Di lui sono uscite alcune liriche anche in lingua italiana: ve ne sottopongo una piccola scelta in due "puntate". Va tenuto conto che l'enorme differenza linguistica permette di apprezzare solo in parte l'opera di Ko Un, di cui la pur attenta e rispettosa traduzione non può veicolare che i significati, mentre si perdono inevitabilmente (come in tutte le traduzioni, ma in modo ancor più accentuato), il ritmo, lo stile, i suoni.

Raggio di sole

Non puoi farci niente !

perciò respira profondamente

e accetta il tuo triste destino.

Un illustre ospite visita

la mia minuta cella esposta a nord.

Non il supervisore in un normale giro d'ispezione,

ma un raggio di sole nell'incalzare della sera,

più piccolo d'un foglietto più volte ripiegato.

Sono pazzo di te, mio primo amore !

Si posa sul palmo della mano,

riscalda le dita d'un timido piede nudo.

Poi, mentre m'inchino,

e poco religiosamente sto per offrirgli un volto scarno,

quel briciolo di luce in un attimo scivola via.

Dopo la sua scomparsa là, oltre le sbarre,

la cella appare mille volte più fredda, buia.

Cella speciale di una prigione militare,

somiglia a una camera oscura.

Privo del raggio di sole, il mio riso sa di follia.

Un giorno è una bara con un cadavere,

un altro è il grande mare.

Che meraviglia ! Lì qualcuno riesce anche a sopravvivere !

Essere vivi è un mare in tempesta, senza neanche una vela in vista !

Giornata di vento

Morire in una giornata di vento

è il peggiore tradimento.

Col vento che soffia

tutto il paese si riempie di bandiere.

Tutti

diventiamo bandiere.

Morire in un giorno così !

Alzati !

Alzati !

Alzati !

Anche tu, cavallo caduto, alzati !

La più splendida

cosa del mondo

una giornata di vento.

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categoria:ko un
lunedì, 26 marzo 2007

Robert WalserLa situazione editoriale in Italia è matrigna con i poeti; e dire che se i poeti (o presunti tali) leggessero i lavori dei loro colleghi - almeno quelli più significativi - avremmo tanti piccoli "best-sellers" da 30.000 / 50.000 copie, con i maggiori editori a rincorrere sillogi inedite e manoscritti.

In altri paesi - ne parleremo prossimamente - un buon libro di poesia può vendere alcune centinaia di migliaia di copie, e un libro di poesia importante può abbastanza facilmente diventare un "million seller".

Altrove, come in Svizzera, il mercato è più o meno come il nostro, con una importante differenza: l'editore  Casagrande - che ha sede a Bellinzona - pubblica dei preziosi volumi di poesia o di prosa di qualità destinati ad un mercato di nicchia, ancor più perchè rivolto ad una, per quel paese, minoranza linguistica. Eppure queste edizioni trovano il supporto finanziario di enti pubblici (Canton Ticino, Fondazione Pro-Helvetia) e privati (la catena di supermercati Migros); come se da noi i poeti venissero supportati, che so, dalla Regione Lombardia e dalla Standa...

Bando alle tristezze: oggi tre brevi liriche del grandissimo Robert Walser - tratte da una raccolta impreziosita dalle immagini del fratello Karl - pubblicata appunto per i tipi di Casagrande, sul tema del camminare (chi non conosce La passeggiata ?). Senza soffermarmi sulla sua tormentata biografia, ricordo solo che Walser viaggiò a piedi da Stoccarda a Zurigo nel 1896, e da Berlino a Biel (la sua cittadina natale, nel cantone di Berna) nel 1913.

Più lontano

Volevo fermarmi,

una forza mi spingeva

di nuovo più lontano

davanti ad alberi neri,

sotto questi alberi neri

volevo un poco fermarmi,

una forza mi spingeva

di nuovo più lontano

davanti a prati verdi,

presso questi verdi prati

volevo un poco fermarmi,

una forza mi spingeva

di nuovo più lontano

davanti a povere case,

presso una di queste case

vorrei proprio fermarmi

osservando la sua povertà

e come il suo fumo adagio

sale verso il cielo, vorrei

ora a lungo fermarmi.

Dicevo questo e ridevo,

il verde dei prati rideva,

il fumo saliva fumoso ridendo,

una forza mi spingeva

di nuovo più lontano.

In disparte

Faccio la mia passeggiata,

essa mi porta un poco lontano

e a casa; poi, in silenzio e senza

parole, mi ritrovo in disparte.

Mi vedete

Mi vedete camminare su prati

rigidi e spenti nella nebbia ?

Ho desiderio di una dimora,

una dimora finora non raggiunta,

e lontana è anche la speranza

di potervi un giorno pervenire.

Verso questa dimora lontana

rivolgo il mio desiderio, mai e poi mai

esso muore come muore quel prato

rigido e spento nella nebbia.

Mi vedete, angosciato, camminarci sopra ?

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categoria:walser robert
venerdì, 23 marzo 2007

Leonardo Sinisgalli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sull'eccellente rivista "on line" La poesia e lo spirito" (http//lapoesiaelospirito.wordpress.com) Claudio Damiani ha pubblicato alcune belle poesie, una delle quali, intitolata al cane randagio Cesare, mi ha particolarmente colpito.

Invitandovi alla lettura sia di quella poesia che delle altre - intanto che ci siete date un'occhiata a tutto il resto, ne vale la pena - dedico a Damiani questa breve lirica del grande poeta molisano Leonardo Sinisgalli.

Bianchina 

Bianchina la slava

seminapulci, la zingara

ha figliato nella legnaia.

Porta i cuccioli appresso

raminga per amore

di libertà. Rifiuta

il latte, ruba

per non mendicare,

ringhia per non farsi

lisciare.

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categoria:sinisgalli leonardo
giovedì, 22 marzo 2007

Tonino GuerraDel grande poeta (e non solo) di Santarcangelo di Romagna un piccolo stralcio da una nota biografica scritta di suo pugno:

"Mia madre era analfabeta. Le ho insegnato a scrivere. Ho letto il suo testamento nella casupola sulla sponda del fiume Uso, dove eravamo sfollati al tempo del fronte. Così era scritto sul foglio nascosto nell'astuccio di cartone dei suoi occhiali da vista: Lascio tutti i miei beni a mio marito da fare tutto quello che vole. Carabini Penelope. A quel tempo mia madre possedeva dei vasi di fiori. Qualche giorno dopo mio padre, grande amico degli animali, mi manda a Santarcangelo a portare qualcosa da mangiare al gatto che avevamo abbandonato nella casa di via Verdi. Così sono stato deportato in Germania. In prigione ho cominciato a scrivere delle poesie in dialetto per tenere compagnia a dei contadini romagnoli che erano con me nel campo di concentramento di Troisdorf. Sono arrivato alla stazione di Santarcangelo una mattina d'agosto del 1945. Credevano fossi morto".

E questa poesia, sempre in regalo:

Andéma t' un cafè dla pora zénta

in do ch'i zènd i furminènt te méur

a fè do ciacri sòra un cafélatt,

a déi ch' l' è chèld, ch' l 'è bon, che fa par néun.

Géma ch' a s sém vést la préima volta in tranv

o t' un cantòun dl' America de' Sud,

che la tu gata mòrta tònda e' còll

s' l 'udòur ad péss de' pori Cantarèll,

l' éra una vòulpa nira de cuntèssa.

Sòta di lom ch' l' è mélarènzi ròssi

lòt lòt, lòt, lòt cmè bés-ci da mazèll,

andéma a fe do ciacri t' un purtòn

e géma ch' a s vlém bén, ch' l' è bèll, ch' l' è tott.

Entriamo in un caffè di povera gente, / dove strisciano i fiammiferi sul muro / a prendere un caffelatte a chiacchierare a dire / che lì è caldo, che si sta bene, che ci piace. / Ricordiamo il primo incontro in tram / o in qualche buco d' America del Sud / diciamo che il pelo di gatta che porti al collo / con l'odore di piscio del povero Cantarel / era una volpe nera da contessa. / Poi sotto lumi che sono melarance / adagio adagio come bestie da macello / andiamo a far l'amore in un portone / e diciamo che ci amiamo, che è bello, che questo è tutto.

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categoria:guerra tonino
mercoledì, 21 marzo 2007

Mario LuziIndimenticabile Mario

Vita fedele alla vita

La città di domenica

sul tardi

quando c'è pace

ma una radio geme

tra le sue moli cieche

dalle sue viscere interite

e a chi va nel crepaccio di una via

tagliata netta tra le banche arriva

dolce fino allo spasimo l'umano

appiattito nelle sue chiaviche e nei suoi ammezzati,

tregua, sì, eppure

uno, la fronte sull'asfalto, muore

tra la poca gente stranita

che indugia e si fa attorno all'infortunio,

e noi si è qui o per destino o casualmente insieme

tu ed io, mia compagna di poche ore,

in questa sfera impazzita

sotto la spada a doppio filo

del giudizio o della remissione,

vita fedele alla vita

tutto questo che le è cresciuto in seno

dove va, mi chiedo,

discende o sale a sbalzi verso il suo principio...

sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.

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martedì, 20 marzo 2007

Alfredo GiulianiIl marchigiano Alfredo Giuliani è stato tra i protagonisti delle "nuove avanguardie" italiane, sia come poeta che come critico, oltrechè come curatore delle famose antologie "I novissimi", del 1961 e "Gruppo 63.La nuova letteratura" del 1964.

Dalla sua penna il regalo di oggi per voi.

Una banda di ragazzi preda le cavallette

nei terreni da vendere e pianta fazzoletti

in cima a pertiche, tra i cardi.

Il lavoro è già dietro allo steccato, avanza

col tonfo delle betoniere, cola con gli asfalti,

spela il cielo con la sega elettrica;

è rasa al suolo la muta torre.

dal guscio di rovine saltano note di colomba.

Lascia un sentore felice la banda in fuga.

Laggiù sulle ville tramonta e grige radure

s'accendono, il fiume rabbuia, soffia

un vento che non devasta né punge.

I lumi rossi vegliano ai cantoni del castello.

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