venerdì, 21 dicembre 2007

Ieri mi è arrivato un regalino anticipato, una di quelle minuzie che fanno felici noi bloggers: per la prima volta ho superato i 100 accessi in un giorno (si lo so, Beppe Grillo ne ha molti di più, ma chi si accontenta...) di cui tre mi hanno colpito, anche se il rischio di cloni e tarocchi è sempre presente in rete: mi hanno visitato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Vaticano e, last but not least, la Library of Congress. Mica male per un bertop. E dato che è tempo di feste, le inizio facendovi gli auguri di rito.Buon Natale 2

Anzitutto un Santo Natale, e sottolineo Santo per tutti, credenti, non credenti e credenti in altro: il vero regalo da fare a Natale è quello dell'amore per chi ne ha bisogno (e quale simbolo potrebbe essere più efficace di quello del "Bambinello" nella culla ?), amore che richiede fatica e costanza ma che viene ripagato in multipli.

A seguire un Felice Anno Nuovo, con un piccolo suggerimento che rivolgo anzitutto a me stesso: pochi buoni propositi, magari uno solo, ma - per una volta - da mantenere.

Ci rivediamo nel 2008.

P.S.: l'immagine che correda questo post, me l'ha inviata, facendomi a sua volta gli auguri, il poeta Luca Ariano a cui va il mio sentito ringraziamento.

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giovedì, 20 dicembre 2007

Organismi Poeticamente Modificati

In un mondo dove si modificano geneticamente i pomodori, gli O.P.M. cercano di individuare il gene della poesia e tentano di svilupparlo con metodi naturali, per rafforzarlo e farlo sopravvivere. In un mondo che considera la poesia una magnifica eccezione, gli O.P.M. vogliono tutelare l'atto poetico e farlo diventare un sistema di vita resistente agli agenti patogeni e atmosferici, al consumismo, agli edificatori selvaggi, ai coltivatori chimici, agli inquinatori patologici. Gli O.P.M. sono Maurizio Forte, Mario Frighi, Cristina Lauro, Giuliano Mori, Mauro Righi,Marco saya, Leonard Toma.

Potrete saperne di più a questo link: http://xoomer.alice.it/kegar/opm.htm

I testi che seguono sono tratti da una performance initolata La storia inizia indietro  svoltasi il 30 novembre 2007 alla Corte San Pietro di Zibido San Giacomo.

Mario Frighi: Black hole blues

Sulla porta dell’Inferno c’era scritto
lasciate ogni speranza voi ch’entrate
Lasciammo ogni viltà e ogni sospetto
entrammo in una porta dal colore scuro
Abbiamo visto gente ignara e ferma
col cellulare acceso e i capelli dritti
non ragioniam di lor ma guarda e passa
passammo sopra i loro sguardi vuoti
dentro discoteche dal suono uguale
dentro un labirinto di pubblicità
Amor, ch'al cor gentil ratto s’apprende
amor, ch'a nullo amato amar perdona
lo dissi a una ragazza
in un videogioco scemo
un mostro alato sputava sentenze
un verme immondo gli usciva dagli occhi
guardai la ragazza e senza parlare
la bocca le baciai tutto tremante
poi il video andò in crash e tutto andò in fumo
un boato improvviso scosse la sala
dentro una nuvola di vodka e di gin
volarono muscoli, plastica e pelli tatuate
e venni men così com’io morisse 
Tra nuovi tormenti e nuovi tormentati,
la notte continuammo il nostro viaggio
e volta nostra poppa nel mattino
de remi facemmo ali al folle volo.
La molta gente e le diverse piaghe
le facce disperate sopra i marciapiedi,
siringhe accese sullo stesso canale,
MTV continuava a sparare
e allora il disgusto si fece più forte
e quando Vanni Fucci ci fece le fiche
e un modello parlava col culo di Armani
io dissi basta, è ora di andare
e vidi un ruscello con l’acqua più chiara,
salimmo in silenzio per un buco rotondo
e dopo aver ripulito le vene e la pelle
uscimmo insieme a rivedere le stelle.

Giuliano Mori: Quel senso di vuoto


Ho abbandonato quel senso di vuoto,
l'ho lasciato cadere in uno dei tanti bidoni del vetro.
L'ho lanciato con forza tra schegge, 
etichette a brandelli taglienti,
liquami puzzolenti e squallori.
Ne avevo un sacchetto pieno e uno a uno
li ho lanciati con la loro etichetta rancore,
odio, delusione, cattiveria,  
quei sensi di vuoto racchiusi in bottiglia.
Non mi sono nemmeno tagliato.

Marco saya: Dove vai

“dove vai?” mi chiedeva mia madre
solcata dalle rughe della paura,
“ancora non so”, le rispondo ( dopo vent’anni )
da guitto di circonvallazione,
sempre un casino Piazzale Lodi
sino al prossimo semaforo
e gli attimi ti consumano le mani,
anche il volante si deteriora!

Marco Saya

Marco Saya: Milano

milano, quando ci sbarcai era bella,
nonostante la saudade mi innamorai
di quella nebbiolina che, allora,
s’incuneava tra le case di città studi.
sono passati più di quarant’anni, gli amori passano,
anche le città cambiano,
e quella nebbiolina ha scelto un altro amante…

Leonard Toma: Mi sento più vivo

Chi si chiede se il mare
dividerà
non cerca nel buio
la verità
un amante sincero
ti prende e ti lascia
la natura è così  oo proprio così

E la su ooo mi sento più vivo
nel  vento dei sogni che io vivrò
da giorni da giorni ho un mondo che vola
e sento che oggi io ce la farò

poi ti chiedi se il mare
è  libertà
e nei giochi dell’acqua
io mi guarderò
perché tutto è chiaro
io ce la farò
la natura è così oo proprio così

E la su ooo mi sento più vivo
nel  vento dei sogni che io vivrò
da giorni da giorni ho un mondo che vola
e sento che oggi io ce la farò

Mauro Righi: Quel certo non so che

Chi mi legge la mano
Come fa a capire da che parte ho tirato la vita
analizzando le rughe della pelle
L’assurdo accavallarsi di rette e venuzze
La morbidezza di un palmo che non ha mai lavorato
Dove legge il mio destino?
Magari avessi uno specchio per vedermi fra trentanni
Io non mi ci immagino nemmeno
A invecchiare su una panchina
Coccolare i nipoti
Smaniare per una colombaia accanto a lei
Io voglio invecchiare solo
Come Alberto Sordi
O non invecchiare mai
Come Dorian Grey
Io voglio entrare nel mito
Magari con i capelli un po’ tinti
Con un sorriso finto
Con quel certo non so che

mercoledì, 19 dicembre 2007

Comprare belle cose a poco prezzo fa sempre piacere; qualche volta però, mette un pizzico di tristezza. A me succede con i libri: per il prezzo di un quotidiano, un cappuccino e una brioche ho trovato nel sottoscala (!!!) di un remainders due volumi straordinari, venduti a quello che veniva definito "ultimo prezzo". Si vede che non li voleva proprio nessuno...Libri a peso

Il primo dei due - edito nel 1992 da Sellerio su carta Grifo vergata e sovracoperta realizzata in carta a Roma fabbricata a mano - è a nome di Wang Yinglin e contiene il Libro dei tre caratteri (Sanzijing) oltre al Testo delle mille parole (Qianziwen) che la tradizione attribuisce a Zhou Xingsi. Si tratta di due dei tre testi (quello mancante è solo una elencazione dei cognomi diffusi in cina) che hanno costituito per secoli  un vero e proprio "sillabario" per insegnare ai bambini i primi rudimenti della complicatissima grafia cinese, costituita da migliaia di simboli diversi.

Il più interessante, sotto il profilo letterario, è certamente il Testo delle mille parole: la leggenda narra che fu composto tra il 507 e il 521 d.c., quando l'imperatore Wu, ultimo della dinastia Liang, ordinò al suo ministro Wang Xizhi di scrivere mille caratteri diversi e di consegnarli a Zhou Xingsi perchè li mettesse in rima; si racconta che l'incarico fu imposto a quest'ultimo come punizione per un crimine commesso e che doveva completarlo in una sola notte: lo sforzo intellettuale fu tale che tutti i suoi capelli divennero bianchi.Il testo delle mille parole

Eccone un breve stralcio:

.

.

.

.

.

Tra i bambù cantava la fenice maschio

e nei campi pascolava il liocorno bianco.

L'influsso trasformatore

si estese a piante ed alberi

e i benefici derivanti dal loro saggio governo

giunsero in diecimila regioni.

Riflettiamo ora con rispetto,

su questo nostro corpo e su questi nostri capelli

che partecipano dei Quattro Elementi e

delle Cinque Virtù Costanti

e che i nostri genitori

hanno nutrito e allevato:

come potremmo osare distruggerli o ferirli ?

Una donna deve ammirare

la purezza e la castità.

Un uomo deve emulare

i dotati e i prodi.

Chi conosce i suoi errori

deve correggerli.

Chi ha acquisito una capacità

non deve metterla da parte.

Non parlate dei difetti altrui

né date per scontati i vostri pregi.

Fate promesse che potete mantenere.

Desiderate che sia difficile da misurare

la vostra capacità di essere virtuosi.

Il secondo libro, pubblicato da SE nel 1997 e curato da Piero Chiara, è dedicato ai Sonetti funebri di Luis de Gongora (1561 - 1627), autore spagnolo che fu considerato dai contemporanei come "vittima di un turbamento psichico" e "mostro di vizi grammaticali". Occorsero due secoli, e l'interessamento di Garcia Lorca, per trasformarne la figura in quella del "suggeritore segreto della lirica moderna"

Gongora 1Gongora 2In morte di due giovani signore, sorelle, native di Cordova

Sopra due urne di molato cristallo

da vitrei piedistalli sostenute

piange due Ninfe già prive di vita

il Betis alle sue umide dimore

tanto da lui per lor bellezza amate,

che, mentre le altre Ninfe addolorate

così precoce morte piangono,

egli, spargendo stanche lacrime:

"Anime - dice - il vostro santo volo

penso seguir fino a quei sacri nidi

ove senza contrasto il ben si gode;

ché la vostra beltà e il mio gran pianto

otterrà che il Cielo ci tramuti

voi in Gemelli ed io in Acquario".

Alla memoria della morte e dell'inferno

Urne plebee, tumuli reali,

penetrate senza timor, memorie mie,

laddove già il carnefice dei giorni

con ugual piè mosse ineguali passi.

Mescolate voi ogni mortal vestigio:

ignude ossa e fredde ceneri,

malgrado le vani se non pie

preservazioni di balsami orientali.

Scendete poi l'abisso alle cui volte

alme blasfeme gridano, e in crudo carcere

risuonano ferraglie e pianto eterno,

se vi preme, memorie mie, almeno

liberarvi da morte con la morte

e vincere l'inferno con l'inferno. 

Adesso, se per caso avete comprato l'ultimo libro di Bruno Vespa, pentitevi di quello che avete speso e cominciate anche voi a frugare nei sottoscala alla ricerca di tesori.Libri

 

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categoria:gongora luis de, zhou xingsi
venerdì, 14 dicembre 2007

Per parlare di Eduardo De Filippo (1900 - 1984) non basta certo lo spazio di un post. Siamo di fronte ad uno dei grandi del '900, un uomo/attore/autore/poeta che ha dato una dimensione mondiale alla tradizione del teatro napoletano, quella già così bene incarnata dal padre, Eduardo Scarpetta.Eduardo De Filippo

A volo di uccello sulla sua produzione più famosa: chi non conosce Filumena Marturano, Questi fantasmi o Sabato, domenica e lunedì ? Chi non si è commosso con Natale in casa Cupiello o Le voci di dentro ? Chi non lo ricorda al cinema in L'oro di Napoli o in Tutti a casa ?

Ma Eduardo è stato anche uno straordinario poeta, attività testimoniata dalle importanti raccolte Il paese di Pulcinella (1951), Le poesie di Eduardo (1975) e 'O penziero e altre poesie di Eduardo (1985).

Gustatevi questo antipasto...Eduardo De Filippo 2 

' A fenesta

E tengo na fenesta a pianterreno

c'affaccia int'a na strada scanusciuta

cu n'aria profumata, e na veduta,

ca si t'affacce, nun t' 'a scuorde cchiù.

Si stongo 'e buonumore, affacci' a mmare,

e veco semp' 'o stesso bastimento

ca parte chin' 'ne fede e sentimento,

e c' 'a bandiera d' 'a sincerità.

Parte ciuro, e nun arriva maje.

Quanno s'abbìa, sabbìa c' 'o maistrale;

ma ncòccia sempre 'o stesso tempurale,

'o stesso maletiempo, e adda turnà !

Quanno senza speranza, e senz' ammore

m'affaccio e vec' 'o stesso bastimento,

nce mengo dinto 'o core mio scuntento,

e c' 'o mare ntempesta dico: "Va".

Quann'è bontiempo, ognuno è marenaro

e se vulesse mettere a temmone...

C' 'o mare ncalma, tutte songo buone

'e purtà nu vapore a passià.

Miéttece a buord' 'o bene ch' 'e voluto,

e tutt' o chianto amaro ch' è custato...

Nisciuno bastimento s'è affunnato

quanno ce' 'e miso a buordo 'a verità.

'O rraù

'O rraù ca me piace a me

m' 'o ffaceva sulo mammà.

A che m'aggio spusato a te,

ne parlammo pè ne parlà.

Io nun songo difficultuso;

ma luvàmmel' 'a miezo st'uso.

Si, va buono: cumme vuò tu.

Mò ce avéssem' appiccecà ?

Tu che dice ? Chest' è rraù ?

E io m' 'o mmagno pè m' 'o mangià...

M' 'a faje dicere na parola ?

Chesta è carne c' 'a pummarola.

Penziere mieje...

Penziere mieje, levàteve sti panne,

stracciàtev' 'a cammisa, e ascite annuro.

Si nun tenite n' abito sicuro,

tanta vestite che n'avit' 'a fa ?

Menàteve spugliate mmiez' 'a via,

e si facite folla, cammenate.

Si sentite strillà, nun ve fermate:

nu penziero spugliato 'a folla fa.

Currite ncopp' 'a cimma 'e na muntagna,

e quanno 'e piede se sò cunzumate

un'ànema e curaggio, e ve menate...

nzerranno ll'uocchie, primm' 'e ve menà!

Ca ve trovano annuro ? Nun fa niente.

Ce sta sempre nu tizio canasciuto,

ca nin 'o ddice...ca rimmane muto...

e ca ve veste, primm' 'e v'atterrà.

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Maria Pia QuintavallaQuesto post è dedicato a Maria Pia Quintavalla, poetessa parmigiana di nascita, milanese di adozione; notizie su di lei potete trovarle qui: http://poetidiparma.splinder.com oppure sul suo sito www.mariapiaquintavalla.com.

Dalla sua produzione vi propongo la serie dei "liebe" tratti da Le Moradas (Empiria, 1996).

.

naufragio il primo giorno - non avvicinarti

e tutto il tempo intorno, pesci

.

tu prega moderna

la morte di un uomo, lo stento del tuo uomo

.

è l'ora splendida peccata mundi

-------------

conca e albero, volontà e

firmamento nelle sue volute navigano

le mie navicelle

.

non so se accese

nella discesa libera infinita

sottomarini a noi stessi.

------------

mai ti ho preso in considerazione

mille fiori mille tenie nel corpo

dell'uno, non sono belli come

.

Passeggiava dove può il suo cuore

tace per sempre adesso.

ha finito questi inutili esperimenti

pentimenti su quel che scritto

sui muri.

-------------

le tre finestre, la sua tomba vivente

.

la sua tomba vuota e vivente, le tre finestre

dimora del mattino dove oriente la prima

.

la seconda, specchio del panta rei stazione

nel sempre specchio i ciechi del Neckar, l'andare

e i non venuti

.

di ponente discesa vier jahrezeiten

e i cerchi, nel sempre ognuno

della scrittura l'esserci una sedia.

(NB: è la camera di "Scardanelli", a Tubinga)

------------

sì l'oceano, il misterico

grado e degrado dei finti abissi in cui

per cui pensarsi loro impuniti,

.

ma dopo c'era stato

l'infinita possibilità dei giorni, nei teneri

della separazione cambiando capodanno,

darsi esistenza nelle cose dalle molte

(già) vite rotolanti giù in fondo dal fondo

che silenzio esercitava infinita cruenta paura

.

invece no, le cose giacenti esse stesse

benvolenti dal lontano vicino

occhio di falena che tornava,

si rifaceva buono (su se stesso)

.

così i tempi della separazione furono scrittura

come tempo di placida e di nuovo vita

e l'Altro, il grande libro degli

assenti bianco scolpito che attendeva.

-------------

Addii, talpe nel buio quanti

altri erano i boschi della sua deriva

(godiva giovinezza mal malata che

ravvisava intatta nella vita malsana

malsilente

.

la di lei salute già

ondeggiava nel buio

.

e silenziosa e già pronta ad essere

fatta di donna forma

volle sapere cose patite

modi infiniti viaggi piega

il precedente

.

cose ne rotolarono assonnate.

.

I di lei fluenti modi

ridiventavano poveri nell'oltre

mare stanco, disfatto

.

pura fluente deriva salivi,

.

Senza le fratte figlie avvelenate

le madrinere le invasate nere dopo

sconquasso terribile appostato

.

alate desiderio decidevano.

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categoria:quintavalla maria pia
lunedì, 10 dicembre 2007

USA, Urss e Unione Europea, dichiareranno oggi il fallimento delle trattative diplomatiche tese a conciliare la posizione degli albanesi, che pretendono la piena indipendenza del Kosovo, e quella dei serbi, che la rifiutano. Il leader kosovaro Thaci si è impegnato a non dichiarare unilateralmente l'indipendenza fino a gennaio, ma cosa potrà cambiare di qui a un mese ?

Din Mehmeti è nato nel 1929; nel marzo del 1999 è stato fucilato a Pristina dalle milizie serbe.Din Mehmeti

Il mio villaggio, perduto in un angolo del mondo

- la mia prima canzone dietro il gregge delle capre -

sogna ora nelle mie palme

e mi cerca mia lingua

mi cerca mio cuore

e mi afferra al collo

come, da bambini, una collana di castagne

e con l'aiuto di una piuma d'aquila

mi imprime il suo nome sulla fronte.

Ali Podrimja è nato a Gjacova nel 1947; in italiano è recentemente uscita la raccolta Deserto inverno (De Angelis, 2007).Ali Podrimja

Il latino disse

se ti capita di incontrare

l'Albanese e il Lupo

uccidi l'Albanese

e quando sentì queste parole

l'Albanese sorrise

mentre preparava una sigaretta

ma se uccidi me,

o poveraccio,

chi mai ammazzerà il Lupo ?

Povero il gregge !

Shefqet Dibrani è nato a Podujena nel 1960 ed è emigrato nel 1984, per necessità economiche, in Svizzera, dove tuttora vive.Shefqet Dibrani

Se morirò senza aprir bocca

con le acque del Drin sciacquatemi,

dei canti di Llapi copritemi

e nessuno pianga per me !

Mai dolore e nostalgia

una lacrima da me videro,

da uomo

la vita affrontai.

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categoria:mehmeti din, podrimja ali, dibrani shefqet
giovedì, 06 dicembre 2007

Oggi è la volta dei giovani Alberto Garlini, più noto come romanziere, Massimo Zilioli, Rodolfo Pini e Costanza Canali.

Buona lettura.

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Carissimi amici, dopo una prolungata pausa torno al mio lavoro sui "Poeti di Parma" (http://poetidiparma.splinder.com, per chi non lo sapesse ancora...), anche se al piccolo trotto.

Oggi accontentatevi di Ermelinda Rondani (1843 - 1914), sorella del più famoso Alberto Rondani e gustosa poetessa dialettale, di Giuliano Vezzani e di un nuovo testo della poetessa Ada Ravasi (1905 - 1973); buona lettura.

Per finire una piccola vanteria: il blog sui "Poeti di Parma", dal taglio così particolare (nessun "nuovo" post, ma solo il costante aggiornamento di quelli già esistenti) e specialistico (più "specialistico" di così...), è stato visitato, dalla sua nascita, più di 4.600 volte. Cosa dire: per me, un piccolo grande successo e la consapevolezza di una scommessa riuscita; Per voi, 4.600 volte grazie.

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lunedì, 03 dicembre 2007

lutto

Domani ricorre il 14° anniversario della morte di Francis Vincent Zappa (1940 - 1993)Frank Zappa.

.

Il blog di bertop sarà chiuso per lutto.

Hi, Frank...

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