Comprare belle cose a poco prezzo fa sempre piacere; qualche volta però, mette un pizzico di tristezza. A me succede con i libri: per il prezzo di un quotidiano, un cappuccino e una brioche ho trovato nel sottoscala (!!!) di un remainders due volumi straordinari, venduti a quello che veniva definito "ultimo prezzo". Si vede che non li voleva proprio nessuno...
Il primo dei due - edito nel 1992 da Sellerio su carta Grifo vergata e sovracoperta realizzata in carta a Roma fabbricata a mano - è a nome di Wang Yinglin e contiene il Libro dei tre caratteri (Sanzijing) oltre al Testo delle mille parole (Qianziwen) che la tradizione attribuisce a Zhou Xingsi. Si tratta di due dei tre testi (quello mancante è solo una elencazione dei cognomi diffusi in cina) che hanno costituito per secoli un vero e proprio "sillabario" per insegnare ai bambini i primi rudimenti della complicatissima grafia cinese, costituita da migliaia di simboli diversi.
Il più interessante, sotto il profilo letterario, è certamente il Testo delle mille parole: la leggenda narra che fu composto tra il 507 e il 521 d.c., quando l'imperatore Wu, ultimo della dinastia Liang, ordinò al suo ministro Wang Xizhi di scrivere mille caratteri diversi e di consegnarli a Zhou Xingsi perchè li mettesse in rima; si racconta che l'incarico fu imposto a quest'ultimo come punizione per un crimine commesso e che doveva completarlo in una sola notte: lo sforzo intellettuale fu tale che tutti i suoi capelli divennero bianchi.
Eccone un breve stralcio:
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Tra i bambù cantava la fenice maschio
e nei campi pascolava il liocorno bianco.
L'influsso trasformatore
si estese a piante ed alberi
e i benefici derivanti dal loro saggio governo
giunsero in diecimila regioni.
Riflettiamo ora con rispetto,
su questo nostro corpo e su questi nostri capelli
che partecipano dei Quattro Elementi e
delle Cinque Virtù Costanti
e che i nostri genitori
hanno nutrito e allevato:
come potremmo osare distruggerli o ferirli ?
Una donna deve ammirare
la purezza e la castità.
Un uomo deve emulare
i dotati e i prodi.
Chi conosce i suoi errori
deve correggerli.
Chi ha acquisito una capacità
non deve metterla da parte.
Non parlate dei difetti altrui
né date per scontati i vostri pregi.
Fate promesse che potete mantenere.
Desiderate che sia difficile da misurare
la vostra capacità di essere virtuosi.
Il secondo libro, pubblicato da SE nel 1997 e curato da Piero Chiara, è dedicato ai Sonetti funebri di Luis de Gongora (1561 - 1627), autore spagnolo che fu considerato dai contemporanei come "vittima di un turbamento psichico" e "mostro di vizi grammaticali". Occorsero due secoli, e l'interessamento di Garcia Lorca, per trasformarne la figura in quella del "suggeritore segreto della lirica moderna"

In morte di due giovani signore, sorelle, native di Cordova
Sopra due urne di molato cristallo
da vitrei piedistalli sostenute
piange due Ninfe già prive di vita
il Betis alle sue umide dimore
tanto da lui per lor bellezza amate,
che, mentre le altre Ninfe addolorate
così precoce morte piangono,
egli, spargendo stanche lacrime:
"Anime - dice - il vostro santo volo
penso seguir fino a quei sacri nidi
ove senza contrasto il ben si gode;
ché la vostra beltà e il mio gran pianto
otterrà che il Cielo ci tramuti
voi in Gemelli ed io in Acquario".
Alla memoria della morte e dell'inferno
Urne plebee, tumuli reali,
penetrate senza timor, memorie mie,
laddove già il carnefice dei giorni
con ugual piè mosse ineguali passi.
Mescolate voi ogni mortal vestigio:
ignude ossa e fredde ceneri,
malgrado le vani se non pie
preservazioni di balsami orientali.
Scendete poi l'abisso alle cui volte
alme blasfeme gridano, e in crudo carcere
risuonano ferraglie e pianto eterno,
se vi preme, memorie mie, almeno
liberarvi da morte con la morte
e vincere l'inferno con l'inferno.
Adesso, se per caso avete comprato l'ultimo libro di Bruno Vespa, pentitevi di quello che avete speso e cominciate anche voi a frugare nei sottoscala alla ricerca di tesori.