mercoledì, 30 aprile 2008

Faccio un'eccezione alla mia abitudine di non fare mai più di un post al giorno; ma leggere questo articolo, che riporto verbatim dal sito "on line" de Il Sole 24 Ore (compresi i commenti apparsi sino a questo momento), mi ha fatto venire i brividi lungo il collo; credo proprio che verranno anche a voi...

 

mercoledì 30 aprile 2008
Berlusconi, Schifani ed il cattivo esempio


Già nel 2002 Franco Giustolisi e Marco Lillo si occuparono su L'espresso di Renato Schifani, ex democristiano, consigliere comunale a Palermo, poi capo dei senatori di Forza Italia e per anni volto tv del Berlusconi pensiero. Tra le sue azioni parlamentari si ricorda la legge o lodo Schifani, che sospese temporaneamente i processi in corso contro le più alte cariche dello Stato (fu utilizzata da Berlusconi stesso, allora premier), dichiarata poi inconstituzionale. Ma anche la battaglia vinta per il carcere duro ai mafiosi. Da ieri Schifani è il nuovo presidente del Senato. Ha avuto subito parole di grande equilibrio e ricevuto molteplici applausi. Certo è che come seconda carica dello Stato la maggioranza non ha scelto Pera o Pisanu, ma un uomo dal profilo marcatamente berlusconiano. Si tratta di un omaggio alla Sicilia, senza ministri nel governo, di un passo della Forza Italia dura verso il Quirinale, ma anche di un premio ad un senatore per la cieca fedeltà al capo. Solo che una democrazia non funziona coi cattivi esempi. E una legislatura non inizia bene con un tale passo. Di seguito l'articolo di Giustolisi e Lillo.
Quando, dopo una settimana di nottate, blitz e tranelli ha portato a casa l'approvazione della legge sul legittimo sospetto, Renato Schifani ha sottolineato con il consueto senso delle istituzioni la sua vittoria sull'Ulivo: «Li abbiamo fregati». Il capo dei senatori forzisti è fatto così. «È la mia chiarezza che dà fastidio alla sinistra», ha detto a un settimanale che gli ha dedicato un editoriale lodando «lo stile Schifani». Questo avvocato di 52 anni, nonostante il riporto e gli occhiali da archivista, è l'uomo prescelto da Silvio Berlusconi come volto ufficiale di Forza Italia. E lui lo ripaga come può. In un articolo sul "Giornale di Sicilia" dal titolo "Cavour e il conflitto di interessi" afferma che anche lo statista piemontese era «in potenziale macroscopico conflitto di interessi perché aveva il giornale "Il Risorgimento", partecipazioni bancarie, grandi proprietà terriere e un'intensa attività affaristica». Proprio come Berlusconi, insomma, eppure nessuno gli disse nulla. Peccato che, come scrive Rosario Romeo a pagina 451 della sua biografia, Cavour appena diventò ministro «decise in primo luogo di liquidare gli affari nei quali era stato attivo fino ad allora». Ma Schifani per amore del capo è disposto a sfidare anche il ridicolo. Come quando si fa riprendere in tv accanto al santino del leader neanche fosse Padre Pio. Avvocato civilista e amministrativista, 52 anni, sposato e padre di due figli, amante delle isole Egadi, è stato eletto nel collegio di Corleone, cuore di quella Sicilia che ha dato il cento per cento degli eletti a Forza Italia. Per descrivere l'eroe del legittimo sospetto, l'uomo che ha scavato nottetempo la via di fuga dal processo milanese per Berlusconi e Previti, si potrebbe partire dalle sue radici democristiane. Ma applicando alla lettera il suo credo, «non bisogna usare il politichese ma parlare con serenità il linguaggio dell'uomo comune», sarà meglio partire da una constatazione: il capo dei senatori di Forza Italia è stato socio di affari (leciti) con presunti usurai e mafiosi.

Sua eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani) è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L'ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento. Schifani non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava: «L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di finanziamento...».

Schifani è stato sempre sfortunato nella scelta dei compagni delle sue imprese. In un rapporto dei carabinieri del nucleo di Palermo, di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare i contenuti, si ricostruisce la storia di un'altra strana società di cui il capogruppo di Forza Italia è stato socio e amministratore per poco più di un anno. Si chiama Sicula Brokers, fu istituita nel 1979 e oggi ha cambiato compagine azionaria. Tra i soci fondatori, accanto a un'assicurazione del nord, c'erano Renato Schifani e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, nonché soggetti come Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui impresa, politica e mafia si confondono. Benny D'agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa Nostra. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia.

Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi. Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. Questo ex socio di Schifani e La Loggia era il presidente del circolo di Forza Italia di Villabate, un paese vicino a Palermo e proprio di politica parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri lo intercettavano. Mandalà riferiva a Castello l'esito di un burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora capo dei senatori di Forza Italia. Mandalà era infuriato per non avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l'arresto del figlio (poi scagionato per un omicidio di mafia). E così raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia: «Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a piangere». La Loggia ha ammesso l'incontro ma ne ha raccontato una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato di millanteria. Nella stessa conversazione intercettata Mandalà parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni all'anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il senatore La Loggia».

Schifani è stato sentito dalla Procura e, senza falsa modestia ha spiegato con la sua bravura la consulenza e lo stipendio: «Il mio studio è uno dei più accreditati in campo urbanistico in Sicilia». Ma per La Loggia sotto sotto c'era una raccomandazione: «Parlai di Schifani con Gianfranco Micciché (coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e dissi: sta sprecando un sacco di tempo e quindi avrà dei mancati guadagni facendo politica. Vivendo lui della professione di avvocato dico se fosse possibile fargli trovare una consulenza. È un modo per dirgli grazie. E allora parlammo con il sindaco Navetta». Il sindaco Navetta è il nipote di Mandalà e il suo comune è stato sciolto per mafia nel 1998.

Il capogruppo di Forza Italia è stato sfortunato anche nella scelta dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue parole fanno balenare pesanti sospetti: «L'avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a farla pennellare sull'esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo. Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza di qual era la situazione, l'iter, le modalità del rilascio della concessione...».

La Procura dopo aver analizzato le parole del pentito non ha aperto alcun fascicolo per la genericità del racconto. Comunque la storia di questo palazzo, scoperta dal giornalista de "la Repubblica" Enrico Bellavia, è tutta da raccontare. Comincia alla fine degli anni Ottanta quando Pietro Lo Sicco, imprenditore finanziato dalla mafia e zio di Innocenzo, mette gli occhi su un terreno a due passi dal parco della Favorita, una delle zone più pregiate di Palermo. Lo Sicco vuole costruirci un palazzo di undici piani ma prima bisogna eliminare due casette basse che appartengono a due sorelle sarde, Savina e Maria Rosa Pilliu, che non vogliono svendere. Pietro Lo Sicco le minaccia e le sorelle si rivolgono alla polizia. Ma la mafia è più lesta della legge: Lo Sicco ottiene la concessione edilizia grazie a una mazzetta di 25 milioni di lire e comincia ad abbattere l'appartamento a fianco. Quando le sorelle vedono avvicinarsi il bulldozer cominciano ad arrivare nel loro negozio i fusti di cemento. Il messaggio è chiaro: finirete lì dentro. Lo Sicco smentisce di essere il mandante ma la Procura offre alle Pilliu il programma di protezione. Oggi le sorelle sono un simbolo dell'antimafia: vivono proprio nel palazzo costruito da Lo Sicco e confiscato dallo Stato. Il costruttore è stato condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e corruzione a cui si sono aggiunti sette anni per mafia.

All'inaugurazione del nuovo negozio costruito grazie al fondo antiracket, il senatore Schifani non c'era. Era dall'altra parte in questa vicenda. Il suo studio ha difeso l'impresa Lo Sicco davanti al Tar. Il pentito Innocenzo Lo Sicco, ha raccontato che lui stesso accompagnava l'avvocato Schifani negli uffici per seguire la pratica. Certo all'epoca l'imprenditore non era stato inquisito e il senatore non poteva sapere con chi aveva a che fare anche se il genero di Lo Sicco era sparito nel 1991 per lupara bianca. In quegli stessi anni Schifani assisteva anche altri imprenditori che sono incappati nelle confische per mafia, come Domenico Federico, prestanome di Giovanni Bontate, fratello del vecchio capo della cupola Stefano. Un settore quello delle confische che il senatore non ha dimenticato in Parlamento. Quando ha presentato un progetto di legge (il numero 600) per modificare la legge sulle confische e sui sequestri.

 

Commenti


sono senza parole, abbiamo la mafia al governo in pratica....
siamo la regione mafiosa d'Europa....
l'arretratezza economica e politica della sicilia diverra' (sta' diventando?) l'arretratezza economica e politica d'Italia, cioe' mia, tua, di tutti.
Lavoro in una azienda che e' stata privatizzata dal governo anni fa' ed ora ha 40 miliardi di euro di debiti.... che fiducia posso avere in un qualsiasi governo....


Scritto da: Mauro | mercoledì 30 aprile 2008 a 09:24

Che immenso schifo!

Scritto da: Mirco Crovato | mercoledì 30 aprile 2008 a 09:29

e se ricordassimo anche Falcone e Borsellino e tutti gli altri morti assassinati dalla mafia? se fossimo un paese con memoria e con qualche rispetto per tutti quelli che con la loro vita (e la loro morte) hanno difeso la democrazia e questo paese dall'invasione di tutti gli affaristi pro-domus loro?
continuerò ad educare le mie figlie ai valori della democrazia, della libertà, dell'uguaglianza, dell'onestà, del rispetto degli altri, della laicità e della memoria.
lidia laffranchi

Scritto da: Lidia Laffranchi | mercoledì 30 aprile 2008 a 09:33

... verrebbe da dire "nihil novo sub solem", ma tale affermazione non farebbe altro che aumentare l'amaro e il senso di disprezzo per una cosi enorme falsità. Ci risiamo, altri 5 anni di "iPod Nano"... altri 5 anni di mafia al potere... forse è proprio per questo che l'argomento "lotta alla mafia" non è presente, ne mai lo è stato, in nessuno dei punti programmatici della campagna elettorale del PDL. Quasi casualmente, ma purtroppo con estrema facilità, basta fare una minima ricerca sui personaggi che lavorano a fianco del "nano malefico" e scoprire che nessuno di loro è esente da condanne, sospetti o frodi... è vergognoso!!! Nemmeno Mugabe in Zimbwawe può essere incolpato di cosi tanta corruzione... eppure ci risiamo, altri 5 anni cosi... si dice che di solito si impara dai propri errori, ma forse ora come ora la frase che meglio si adatta per l'italia è "Errare humanum est, perseverare autem diabolicum "

Scritto da: Money/Undertaker | mercoledì 30 aprile 2008 a 09:39

Complimenti per l'articolo. Fa conoscere obbiettivamente quali interessi può rappresentare il nuovo presidente del Senato. Un personaggio da paura...

Scritto da: Ivano Soave | mercoledì 30 aprile 2008 a 11:33

Cattivo esempio, pessimo esempio? Non è stato il primo, non sarà l'ultimo, ne vedremo ancora e sempre di (più) peggiori.
Mi domando che cosa non proveranno nell'animo le migliaia dei nostri giovani onesti, quale delusione e disillusione, quale sconforto, quanta costernazione, quale avvilimento, quanto pessimismo nel guardare al futuro del proprio riscatto, nella vana lotta per i propri ideali, avviliti e mortificati.
Ci sarà silenzio, spero non peggio, nella lotta alle mafie, contro individui subumani, creature del disonore, disonorate e disonoranti, esseri vili e parassiti del lavoro altrui. E continueranno a chiamarsi "uomini d'onore".

Scritto da: Alfonso Scala Lombardo | mercoledì 30 aprile 2008 a 11:33

Ottimo articolo. Ovviamente i fatti quì riportati in qualsiasi altro paese comporterebbero domani stesso le dimissioni di Schifani. Quì invece ne costituiscono un presupposto per l'elezione.

Scritto da: Emanuele | mercoledì 30 aprile 2008 a 11:48

Non pensavo che il Sole 24 Ore avesse nel suo cast elementi tanto "sboccati". Naturalmente ha dismesso aplomb, bon tone e politically correct, di cui fu a lungo maestro e oculato pioniere, specie nei casi di molti potenti, modelli di porcherie.
Naturalmente ognuno emana i profumi che fermenta al suo interno. Sinistra fine.
Non lo comprerò più.

Scritto da: Francesco Quintarelli | mercoledì 30 aprile 2008 a 11:52

Niente di nuovo

Scritto da: Michele | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:12

Bene....cominciamo a seminare un pò di quel cicaleccio che fa tanto bene al Paese!
Poi dopo aver gettato ombre sulle persone.....il bravo giornalista ha terminato il suo lavoro.
Talvolta Grillo ......docet!

Scritto da: Amedeo Adinolfi | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:13

Siamo finiti nelle mani "migliori"

Scritto da: Cuffaro | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:14

ehe si...

è vero...i cattivi esempi...come quello di un giornale, e che giornale, quello di confindustria, o forse ex, che con passo forte e costante è andato sempre più a sinistra, al centro sinistra, e che oggi pubblica un articolo del 2002...senza idee...senza piu' riscontri con il presente...senza piu' giornalisti con le idee...giornalisti che si occupano di interessarsi ai nostri interessi, quelli degli imprenditori che pagano l'abbonamento...

un giornale che anche oggi si affaccia ancora a sostenere chi negli ultimi 2 anni ci ha stroncato la voglia di fare...

ehe si...i cattivi esempi...proprio il solo 24 ore...

Scritto da: Cesare Pagani | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:20

Leggendo l'articolo capisco che qualcuno potrebbe stupirsi. Io, lavorando in una città diversa dalla mia città natia, vedo lo stupore sul viso delle persone quando descrivo alcuni particolari della vita al sud. Ma davvero chi non vive in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, si stupisce così tanto dei legami tra mafia politica ed economia? Falcone lo disse "seguendo i piccioli si arriva alla mafia"... i piccioli sono sinonimo di potere e il potere politico è il più forte. Vincere le elezioni in Sicilia col 100% (successe alle scorse politiche) è anche sinonimo di legami poco chiari...mi sembra evidente oppure si pensa che un simile risultato è frutto di voti dati solo dagli "onesti"? E lo striscione sul 41bis apparso allo stadio di Palermo? E l'eroe di Dell'Utri?
Io non mi stupisco più...ormai il tempo dello stupore è finito e non tornerà più...
Ho notato solo io che da pochi giorni a Napoli non ci sono più rifiuti? Che Alitalia è diventata appetibile? O forse 5 televisioni danno informazioni, sotto forma di telegiornali, in perfetto "format" Grande Fratello? Stiamo tutti bene...Evviva la repubblica delle banane è tornata...

Scritto da: Pietro | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:46

Grazie a chi si prodiga ancora perchè certe informazioni siano accessibili a tutti... Per il resto non si può far altro che accettare con rassegnazione, quella di chi dall'estero vede il proprio paese entrare in un buio sempre più buio, la noncuranza con cui gli Italiani ignorano le lezioni del passato, e si coprono gli occhi di fronte a certe evidenze!

Scritto da: Alessandro Conte | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:50

il suo articolo mi mette addosso tanta tristezza. Se quella che descrive è diventata la seconda carica dello Stato c'è da avere paura.

Scritto da: Pinuccio Alia | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:51

e si certa gente tra le massime rappresentanze del popolo italiano...italianetto medio capra che non sei altro informati sulla rete su chi sono costoro...e poi vota...magari scheda nulla visto la legge elettorale...ma vota

Scritto da: Mau | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:57

Queste storie corrisponderanno al vero? Qualora dovessero rappresentare la realtà siamo rovinati. Chi dovrebbe tutelare gli interessi dei cittadini onesti (mi riferisco soprattutto a quelli che percepiscono un salario mensile, ai disoccupati reali, ai pensionati e soprattutto ai giovani precari). Ho paura, non per me ma per i miei bimbi che in questa società hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare. Ma parliamoci chiaramente, esistono le persone oneste?

Scritto da: Scapricciatello | mercoledì 30 aprile 2008 a 12:58

Berlusconi: "Dell'Utri ha ragione, Mangano è un eroe!" Cosa ci si poteva e ci si può aspettare da gente del genere?

Scritto da: Pierluigi C. | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:08

Va bene che avete perso le elezioni, ma ,secondo voi i parlamentari hanno scelto un mafioso alla 2à carica della repubblica. Per fortuna che ci siete voi che ce lo spiegate
se no noi stupidi rimarremmo al buio senza sapere chi abbiamo eletto.
Vi consiglio di dormirci per una settimana prima di scrivere altre sciocchezze.
Continuate cosi ci rivedremo alle prossime elezioni, sempre che abbiamo il piacere di rivedervi.

Scritto da: Giuseppe Saracino | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:17

Sono un italiano MEDIO, non ho votato alle ultime ELEZIONI perchè non ho trovato un partito o un politico che rappresentasse le mie OPINIONI, comunque io mi definisco un MODERATO-LAICO. Ho letto questo articolo che non mi ha aperto gli occhi perchè io ce li ho ben aperti da un pezzo ma mi ha spinto a SCRIVERE questo breve commento che spero legga molta gente. L'elezione di una persona troooppo ambigua, a SECONDA CARICA DELLO STATO (senza parlare della prima) dimostra una chiara volontà di questa maggioranza, cioè quella di essere sfacciatamente, prevalentemente mafiosa. E qui i punti su cui riflettere perchè i CITTADINI hanno dato in mano il paese a questa gente sono due: il primo è che gli ITALIANI sanno molto bene la verità ma pensano che questa sia la più CONVENTE coalizione che meglio rappresenta l'Italia; il secondo è che la maggior parte delle persone è facilmente manipolabile con l'aiuto di giornalisti compiacenti. A Voi l'ardua decisione.

Scritto da: Marco Doge | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:22

che dire...dedicato a tutti i leghisti e chi li rappresenta onesti e puri. come fanno a vergognarsi se la vergogna non la conoscono?

Scritto da: Roberto Chierici | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:23

Neppure dopo i risultati elettorali cessa il vomito ?
Perché l'autore non va a scavare nelle vite dei rappresentanti del PD ?
Non ha tempo ?
Non ha disposizioni in proposito ?
O sarebbe troppo rischioso per i "suoi" personaggi sempre in cerca di autori come lui ?

Scritto da: Luigi Punzo | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:28

Fate schifo, vergognosi!!!!
Resterete per sempre all'opposizione con questo odio senza limiti per l'avversario politico.

Scritto da: Stefano | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:35

le informazioni queste sconosciute....forse era meglio saperlo prima delle elezioni o no?.............grazie.

Scritto da: italia54 | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:38

Non parlerei di "vergogna" in politica, piuttosto citerei una frase ispirata che forse si addice a chi attacca senza prima pensare: "chi non ha peccato scagli la prima pietra..." Mi sembra piuttosto vergognoso che ci sia gente ancora pronta a schierarsi pro e contro singoli politici piuttosto che soffermarsi sui programmi politici, troppo attenta al "sociale" e poco alla politica economica che rende possibile l'eventuale intervento nel "sociale".

Scritto da: Gabriele Mancuso | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:40

A me dispiace che ci siano italiani così fessi...una sola risposta a questa mia domanda vorrei da coloro che hanno votato POPOLO DELLA LIBERTA' :
xchè io non posso da libero cittadino fare un concorso se ho la fedina penale sporca?
se la legge è uguale x tutti ( come dicono e scrive la costituzioneITALIANA) xchè nel nostro parlamento ROMANO ci sono persone con la fedina penale SPORCA??
Vediamo se gli italiani sono pecore e cercano come al solito di mettere la testa sotto la sabbia o sanno riconoscera che non esiste LA COSTITUZIONE ITALIANA ma un regime dei politici ( chiamatelo coem volete ...ma sempre REGIME RIMANE)
Distinti saluti da un'antipolitico...


Scritto da: Piero | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:44

A Marco Doge, sei un pirla se non sei andato a votare e poi ti lamenti, questo è quello che ti meriti
A Luigi Punzo,
anche se l'autore andasse a scavare nella vita dei rappresentanti del PD e trovasse le peggiori nefandezze questo cambierebbe il fatto che è Schifani il presidente del Senato? E tu non hai niente da dire in proposito?

Scritto da: Mirko | mercoledì 30 aprile 2008 a 13:48

 
 

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categoria:schifani renato
mercoledì, 30 aprile 2008

Ernesto Bonino è morto ieri a Milano. Nato a Torino nel 1922, venne scoperto nel 1940 dal maestro Carlo Prato, che aveva già lanciato il Trio Lescano e fece il suo debutto all'EIAR il 5 gennaio 1941 con la canzone Tango Argentino.Ernesto Bonino Il successo fu immediato e ne seguirono molti altri, tra i quali Se fossi milionario, La famiglia canterina (insieme al Trio Lescano), Musica Maestro, Il giovanotto matto e Conosci mia cugina.

Quest'ultima la potete ascoltare su questo blog: http://jazzfromitaly.splinder.com

nel post del 17 novembre 2007 dedicato a "Jazz e fascismo".

Negli anni quaranta Bonino, soprannominato "Mister Swing", rivaleggiava in popolarità con Natalino Otto e Alberto Rabagliati.

Nel 1947 partì per una lunghissima tournée in tutto il Sud America, culminato in un soggiorno a Cuba dove ebbe uno strepitoso successo, in coppia con Tina de Mola, con la canzone Chinito chinita.Ernesto BOnino e Tina de Mola

Nel 1952 si trasferì negli USA, dove - salvo brevi rientri in Italia - rimase fino al 1958 svolgendo una notevole attività di crooner nei migliori clubs di New York, Chicago e Miami.Ernesto Bonino e Duke Ellington

Nel 1962 partecipoò per la prima (ed unica volta) al Festival di Sanremo con Gondolì Gondolà, una canzone di Renato Carosone - che già da tre anni si era ritirato dalle scene - giungendo al terzo posto. Ne seguì una fortunata tournée in tutta Europa che fu il suo canto del cigno.

Una malattia e le successive operazioni gli tolsero la voce e solo nel 2000 gli venne assegnato un vitalizio con la Legge Bacchelli; negli ultimi anni è stato ospite della casa di riposo per artisti "Giuseppe Verdi" di Milano.

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categoria:bonino ernesto
giovedì, 24 aprile 2008

Ieri era la giornata mondiale del libro.

Ne avete comprato uno ? Se non l'avete fatto siete in tempo anche oggi !

E visto che il tema di quest'anno è l'ambiente, facciamo qualcosa (anche pochissimo) per non peggiorarne la situazione del nostro povero pianeta.Gonsalves_WrittenWorld

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categoria:
mercoledì, 16 aprile 2008

In questi giorni cupi un po' di belle facce fanno bene al cuore.

Ho dovuto però scartarne una, spero che la titolare non me ne vorrà; in cambio, le ho dato più spazio che alle altre, fornendole un "siparietto" decisamente più ampio di quanto dedicato a tutti gli altri.Andrea ZanzottoAngela DavisAnna Maria OrteseDaniele LuttazziDario BellezzaElsa MoranteEnrico BerlinguerFrancis BaconGabriele MucchiMaria Pia QuintavallaMaria ZambranoMario ArcariMario SchianoMassimo TroisiOrnette ColemanPier Paolo Pasolini

paolagoisis_01Paola Goisis tra Maroni e CastelliGoisis vs LuxuriaPaola Goisis 2Paola Goisis
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categoria:belle facce
martedì, 15 aprile 2008

 

 

 

R.I.P.

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Il cavaliere sentitamente ringrazia:

- Bertinotti

- Ferrante

- Beppe Grillo e i suoi "grillini"

- Quelli che non hanno votato per protesta

- Quelli che hanno espresso un voto di protesta

- Quelli che "proviamo a cambiare..."

- Il Vaticano, la CEI, le parrocchie e l'Azione Cattolica

- I programmi televisivi "sciacquacervelli"

- I comunisti, i post comunisti, i neo comunisti, gli ex comunisti

- Gli ex di Lotta Continua: in particolare Taradash e Mughini

- Gli ex del PCI: in particolare Bondi, Ferrara e Adorno

NB: riporto e divulgo parzialmente un commento dell'amicoA G

il cui blog http://strophades.splinder.com vi invito caldamente a frequentare.

Falce e Martello

Voi non avete nessuna nostalgia ?

L'immagine qui sopra l'ho ripresa dall'amico

passatocortesetitolare di un altro blog ( http://passatorcortese.splinder.com ) che merita tutta la vostra attenzione

postato da: bertop alle ore 07:27 | Permalink | commenti (10)
categoria:
venerdì, 11 aprile 2008

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 cartelloneCi rivediamo la prossima settimana, quando tutto sarà già stato consumato.

Personalmente non sono completamente sfiduciato, in fondo in fondo una speranzella il mio cuore la coltiva.

Magari di un pareggio, così vediamo come se la cava "lui" al Senato.

In ogni caso un buon week-end a tutti e 10.000 volte grazie per essere passati di qui.

postato da: bertop alle ore 15:39 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, 10 aprile 2008
Cari amici, leggendo i giornali in questi giorni vi sarà probabilmente capitato di sobbalzare di fronte a certe dichiarazioni dell'ineffabile Silvio e del suo amico Marcello. Al peggio non c'è mai fine, ma qui ci siamo vicini. Quanto vedete qui sotto è - "verbatim" - la voce di Wikipedia su Vittorio Mangano 

Vittorio Mangano (Palermo18 agosto 1940 – Palermo23 luglio 2000) è stato un criminale italiano legato a Cosa Nostra, conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito gli iter processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome di lo stalliere di Arcore.

 

Biografia [modifica]

Fu indicato al maxiprocesso di Palermo, sia da Tommaso Buscetta che da Totò Contorno, come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra, della famiglia di Pippo Calò, il capo della famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta).

Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse, tra il 1973 e il 1975, circa 2 anni. Era stato proposto per quell'incarico da Marcello Dell'Utri.Curiosamente né Berlusconi né Dell'Utri considerarono la lunghissima fedina penale del neo-assunto stalliere (lesioni personali, truffa, ricettazione, assegni a vuoto, porto abusivo di coltello).[ [1] Il 28 novembre 1986 un attentato dinamitardo alla villa milanese creò danni alla cancellata esterna e Berlusconi parlando al telefono con dell'Utri accusò Mangano, che in realtà si trovava in carcere in Sicilia a scontare una condanna.

Il nome di Mangano viene citato per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992[2] riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio. Borsellino affermò nell'intervista che Mangano era "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".[3] [4]

Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale.[5] Verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.

Il pentito Salvatore Cancemi divulgò la notizia che la compagnia Fininvest di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 milioni di lire (100.000 euro) annualmente e in base agli accordi presi con Cancemi,[6][citazione necessaria] in cambio di una legislazione che avrebbe favorito Cosa Nostra, in particolare l'articolo 41 bis che regolamenta le prigioni.[citazione necessaria]
Invece non solo il 41 bis venne rinnovato durante l'ultimo governo Berlusconi, ma reso definitivo.

Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio 2000, in carcere, dov'era già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).[7]

L' 8 aprile 2008 Marcello Dell'Utri durante un’intervista elogia Mangano definendolo un grande uomo che subì il carcere per evitare di inventare dichiarazioni contro Berlusconi. Il giorno dopo (9 aprile) lo stesso Berlusconi durante la trasmissione "Omnibus" su La7 sostiene questa tesi commentando che "Marcello Dell'Utri ha ragione: Mangano è stato un eroe, perché eroicamente non inventò mai nulla su di me".

Note [modifica]

  1. ^ http://www.cuntrastamu.org/mafia/documenti/dellutri.htm Rapporti tra Dell'Utri e Mangano in alcune testimonianze processuali]

  2. ^ Intervista rilasciata ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi

  3. ^ Intervista a Paolo Borsellino (trasmessa su RaiNews24)

  4. ^ Video dell'ultima intervista di Paolo Borsellino

  5. ^ Ergastolo a Vittorio Mangano (cronaca) su La Repubblica 19/07/2000

  6. ^ Citazioni di Salvatore Cancemi

  7. ^ Muore Mangano (cronaca) su La Repubblica 23/07/2000

Bibliografia [modifica]

 

Vittorio Mangano

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categoria:mangano vittorio
mercoledì, 09 aprile 2008

Se si potessero candidare, il prossimo 13 aprile non avrei dubbi !carta di indentità di PaperonePaperinikPaperino 2Paperino 3Paperino 4Paperino leonardescoPaperinoQui Quo Qua 2Qui Quo QuaZio paperone

postato da: bertop alle ore 08:10 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, 07 aprile 2008

Pietro Padovani di tutti i "poeti di Parma" (quelli dell'altro mio blog) rimane uno dei più misteriosi; non so dirvi praticanmente nulla di lui, anzi invito chi fosse in grado di aiutarmi, a cominciare dallo stesso poeta se passasse da queste parti, a fornirmi qualche notizia utile. Ha pubblicato, per quanto mi risulta, un solo libro, Il principe Fauvel (Battei, 2000), dal quale riprendo uno stralcio del lungo poema Alcool e fumo.

...

XVII

Lo incontravi sul bancone del "Bacco Verde"

con un whisky doppio in mano.

Una cripta di posto dove la gente si perde

e vecchi avvinazzati abbaiano

tristi canzoni di tristi ricordi in dialetto.

Appollaiato su uno sgabello

tutto gli sembrava perfetto

nell'alcool che saliva al cervello.

La notte scivola sulle dita degli amanti

sui giochi dormienti dei bambini

nelle confidenze fatte ai santi

per lui nella qualità dei vini.

Alto e magro con la barba incolta

la solitudine l'annegava nelle persone

conosciute e dimenticate all'alba

a cui scroccava parole e un cannone.

Fuori i tamburi della città

battono il ritmo della caccia grossa

code si formano ai cancelli della possibilità

lui rincasava con la faccia rossa

dal vino e dalla stanchezza di vivere.

La sua pietra tombale fu un marciapiede

nessun vestito nero, né lacrime, né fiori

ma solo il tetro spirito della sconfitta.

XIX

Vedo nel passare delle ore

il giorno che rincorre la morte

nelle giornate estive l'agonia è più lenta,

mentre il runore attende il silenzio.

Bambini invadono i prati accompagnati da signore

che nei loro comportamenti immaginano la sorte

allontanando dalle piccole sagome ciò che spaventa,

la luce invade lo spazio.

L'inquietudine cerca la pace,

nella pancia gonfia di un barbone

ascolti i primi sussulti del mare

infastidito e rassegnato ai bagnanti.

Esplosione dei sensi in un crescendo ormonale

occhi seguono camicette sbottonate

alberi respitrano verdi lungo il viale

spiagge si trasformano in cartoline dorate.

Sguardi elemosinano carezze

la marea mormora la nascita del colpo di fulmine

ragazzi rincorrono ragazze

e questo gioco non avrà mai fine.

...

XXVII Alcool

Mio lago di Ophelia

è dolce seguire la tua corrente

fra i sentieri della vita sono in balia

dominatore segreto del presente.

Ombelico di un'idea folle

veniamo dalla valle dell'aurora

aspettando nella comodità di un colle

la visione del sogno che ci manca ancora.

Ogni uomo progetta la sua autodistruzione

chi consapevolmente chi lasciandosi al caso

io per la mia provo sadica ammirazione.

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categoria:padovani pietro
mercoledì, 02 aprile 2008

Il 13 aprile si avvicina minacciosamente...c'è bisogno di belle facce in quantità industriale !Albert CamusArmando CorsiBeppe SalviaCarl PerkinsCarmelo BeneCesare PaveseCharles SchulzDaniel PennacFats DominoFranco FortiniJean BaudrillardJosip BrodskijKermitLaurel e HardyMarina CvetaevaMario LuziMark StrandPedro AlmodovarPeppe CaporelloRenzo PezzaniMiss PiggyRudyard KIplingSalvador DalìSamuel BeckettSeamus HeaneyTito PuenteTommaso Vittorini 2William BurroughsWilliam FaulknerWyslawa Szymborska

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categoria:belle facce