giovedì, 22 marzo 2007

Tonino GuerraDel grande poeta (e non solo) di Santarcangelo di Romagna un piccolo stralcio da una nota biografica scritta di suo pugno:

"Mia madre era analfabeta. Le ho insegnato a scrivere. Ho letto il suo testamento nella casupola sulla sponda del fiume Uso, dove eravamo sfollati al tempo del fronte. Così era scritto sul foglio nascosto nell'astuccio di cartone dei suoi occhiali da vista: Lascio tutti i miei beni a mio marito da fare tutto quello che vole. Carabini Penelope. A quel tempo mia madre possedeva dei vasi di fiori. Qualche giorno dopo mio padre, grande amico degli animali, mi manda a Santarcangelo a portare qualcosa da mangiare al gatto che avevamo abbandonato nella casa di via Verdi. Così sono stato deportato in Germania. In prigione ho cominciato a scrivere delle poesie in dialetto per tenere compagnia a dei contadini romagnoli che erano con me nel campo di concentramento di Troisdorf. Sono arrivato alla stazione di Santarcangelo una mattina d'agosto del 1945. Credevano fossi morto".

E questa poesia, sempre in regalo:

Andéma t' un cafè dla pora zénta

in do ch'i zènd i furminènt te méur

a fè do ciacri sòra un cafélatt,

a déi ch' l' è chèld, ch' l 'è bon, che fa par néun.

Géma ch' a s sém vést la préima volta in tranv

o t' un cantòun dl' America de' Sud,

che la tu gata mòrta tònda e' còll

s' l 'udòur ad péss de' pori Cantarèll,

l' éra una vòulpa nira de cuntèssa.

Sòta di lom ch' l' è mélarènzi ròssi

lòt lòt, lòt, lòt cmè bés-ci da mazèll,

andéma a fe do ciacri t' un purtòn

e géma ch' a s vlém bén, ch' l' è bèll, ch' l' è tott.

Entriamo in un caffè di povera gente, / dove strisciano i fiammiferi sul muro / a prendere un caffelatte a chiacchierare a dire / che lì è caldo, che si sta bene, che ci piace. / Ricordiamo il primo incontro in tram / o in qualche buco d' America del Sud / diciamo che il pelo di gatta che porti al collo / con l'odore di piscio del povero Cantarel / era una volpe nera da contessa. / Poi sotto lumi che sono melarance / adagio adagio come bestie da macello / andiamo a far l'amore in un portone / e diciamo che ci amiamo, che è bello, che questo è tutto.

postato da: bertop alle ore 09:35 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1   22 Marzo 2007 - 10:13
 
Quanto scambia nella traduzione, sempre, una poesia
Però grande, dalla sua terra!
B.F.
utente anonimo

#2   22 Marzo 2007 - 12:55
 
Mia madre era analfabeta. Le ho insegnato a scrivere. pur essendo marginale... è la frase che mi ha commosso

mia mamma non è analfabeta, altre generazioni.. ma non ha studiato, terza elementare... per mio nonno, per una donna, era sufficiente saper scrivere il proprio nome... ma non lo condanno per questo...

ma è stata la persona che mi ha insegnato a leggere, a fare i primi conti...

vabbè... non centra nulla nè col poeta nè con la poesia!!
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#3   15 Maggio 2008 - 10:47
 
ricordo una sua breve, splendida poesia " tutto quello che so lo devo a mia madre, che firma con una croce"
saluti, e complimenti vivissimi.
Massimo
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categoria:guerra tonino