Cari amici, vi segnalo volentieri un'iniziativa che avrà luogo oggi pomeriggio a Milano, presso la bella Sala Barozzi attigua alla Scuola Media "Vivaio", più nota come "Istituto dei Ciechi"; si tratta di una scuola veramente particolare, dedicata in origine solo ai non vedenti e agli ipo-vedenti, ma da parecchi anni aperta anche all'utenza normodotata.
E' una scuola- preciso che si tratta di una media pubblica - molto impegnativa, che prevede, oltre alle materie previste per tutte le medie, corsi di insegnamento supplettivi - a cominciare dalla musica (teoria e pratica strumentale, fatte a livello molto elevato); chiede molto, ma offre anche molto ai fortunati che vi accedono: fortunati, in realtà, non è il termine giusto, perchè i bambini che intendono entrare vengono sottoposti a un test selettivo - concernente le doti attitudinali per la musica - non facile da superare e di fatto il diritto di frequentarla se lo conquistano.

Ne approfitto per sottoporvi tre testi, uno ciascuno per i tre importanti poeti che partecipano all'iniziativa, che, preciso, è aperta al pubblico.
Vivian Lamarque
Vù Cumprà
Agosto ce ne andiamo
vi lasciamo Milano
vigilate voi, noi assenti
sulle nostre case eleganti
sui bei ladri distinti
sui governanti
noi ce ne andiamo, vi lasciamo
i nostri cani adorati
affamati assetati
ce ne andiamo, vigilate voi
sulla statuina che è d'oro
che non se la portino via
vi lasciamo in compagnia
i nostri cani adorati
affamati assetati
e poi piccioni e piccioni
e sotto i piccioni
statue dai grandi nomi
statue rinomate
ma voi come vi chiamate ?
Vi abbiamo tolto anche i nomi
nelle nostre città
vigilate voi, voi Persone
che chiamiamo Vù Cumprà.
Franco Loi
Forsi u trema cume de giass fa i stèll,
no per el frègg, no per la pagura,
no del dulur, legriass o la speransa,
ma de quel nient che passa per i ciel
e fiada su la terra che rengrassia...
Forsi l'è sta cume che trèma el cor,
a tì, quan'ne la nott va via la luna,
o vegn matina e par che 'l ciar se mor
e l'è la vita che la returna vita...
Forsi l'è sta cume se trèma insèm,
inscì, sensa savèl, come Diu vor...
Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle, / non per il freddo, non per la paura, / non del dolore, del rallegrarsi o per la speranza, / ma di quel niente che passa per i cieli / e fiata sulla terra che ringrazia.../ Forse è stato come trema il cuore, / a te, quando nella notte va via la luna, / o viene mattina e pare che il chiarore si muoia / ed è la vita che ritorna vita.../ Forse è stato come si trema insieme, / così, senza saperlo, come Dio vuole...
Maria Pia Quintavalla
Maternale
spesso ti dissolvevi andavi
via ed io imperfetta ne ordino l’ordito muto
diniego di muta esistenza la sua incandescenza
è motivo della mia gloria sempre
io loderò la forma che mi ha preceduta
di quella che viene ancora
non conosco lega leggera
di pensiero piumaggio breve.

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