Questa volta l'attenzione è rivolta a tre giovani poeti lombardi.
Corrado Benigni è nato a Bergamo nel 1975; ha pubblicato Alfabeto di cenere (Lietocolle, 2005, con una prefazione di Milo De Angelis)
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Battesimo
Da una luce contraria
ora mi giunge la tua voce incenerita
risalgo la distanza
di questo sonno gettato addosso
silenzi si allungano
come corpi fino a un buio e
l'attesa è tutta la forza che ho
mentre questi passi
di figlio si consumano
al di qua di un battesimo
nell' orbita fonda del tempo
di questo tempo, padre
che chiamano inizio.
Lo sconosciuto
Il tempo lava di sé ogni cosa
foglie sbriciolate tra le pietre
dentro un buio che trasuda sete
precipitiamo
dove il mattino ci coglie
all'improvviso
e la solitudine di una mano
chiede pietà allo sconosciuto
che si fa incontro,
quale muto in noi prenderà la parola ?
Sopra quale ramo spoglio torneremo
a germogliare ? Noi
che la preghiera ha dissanguato
non abbiamo pace,
è nostra la nudità di chi spera.
Davide Brullo è nato a Milano nel 1979: Ha curato traduzioni dall'ebraico e dal greco; ha pubblicato il poema Il fiume (Smylife, 2003) e la raccolta Annali (Atelier, 2004). Quello che segue è un frammento dal poema.
lasciammo i laghi come un unico compatto branco
dai laghi si dragavano solo più i cadaveri di carpe tinche lucci rastrellati dalle acque galleggiavano
come foglie
le trote che scavano nell’acqua dei fiumi corridoi e cunicoli stretti
decelerarono la loro corsa
andammo cercando un luogo da abitare
era un esodo
per abitare questa nostra altezza
ma ci siamo incurvati più sotto delle bestie appena per leccare i trogoli e i secchi appena per ficcare il
ceffo nelle mangiatoie
la terra quella parte indurita di acque sembrava essere una qualche moralità
quelle terre che sotto le armi della luce che come un baleniere fora senza successo le acque ogni
ferro stortato deviato dalla corsia che nemmeno segna la sabbia sul fondo o sposta le falangi delle
alghe vengono fuori che sembrano altri incrociatori ancora
quelle terre piene di pinnacoli e scogli dove nidificano si moltiplicano decollano e si estinguono stirpi di
volatili cormorani sule albatri che si alzano come braccia di naufraghi
e la luce irrigidendosi in remi ci trasporta più veloci verso quelle terre dove le palme si scuotono come
i becchi pendenti o le ali di grossi pellicani
quelle terre sembrano ogni volta l’inizio di un ordine di un rigore
l’inizio di una giustizia dopo tutto questo scivolare nell’informe nel fluido
ci sembrava un’uscita dal male
l’indovina apriva le braccia reggendo il lavatoio rettangolare poi faceva scivolare la pigna di sapone
lungo gli argini del lavatoio e il sapone lasciava la sua bava spumosa attorno
e poi era sempre più stretto il suo cerchio bianco e poi entrava nell’acqua morta e spostandosi verso il
centro del rettangolo bolliva respirando come un pesce
ci disse che i branchi si sarebbero separati
che le terre sarebbero franate
che i figli non sarebbero cresciuti
non ci disse che ci avrebbero messo contro uno contro l’altro
Daniele Muriano è nato a Casorate Primo (PV) nel 1980. Ha pubblicato la raccolta Irrespirabili poesie d'assenza (Il Filo, 2005). Sotto il nome di
malacconcio cura un eccellente blog: http://maledettamentebene.splinder.com
La Piccola serenata notturna in sol maggiore K525 vibra
nella notte morente dolci
note d' insonnia strappate
all' Hi Fi compatto - flebili -
dal silenzio spaventato
dai lèmuri e ombre
del sonno - che vasto paese di paure...
e mi circonda - poi il nulla,
tutto rimane
un' immensa catacomba,
e al sesto piano
un guscio nella luce
si schiude nel meriggio di fuoco,
febbroso
e dimentico
di quel che il giorno gli chiede,
- e solo Mozart continua a suonare -
quando la farandola dell' abitudine
muove i frantoi della vita,
io lentamente sorrido
scabro in viso, attonito
abbraccio il mondo
lo afferro e con le spalle,
lo tengo nell' attesa
che questo mi schiacci.
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