giovedì, 17 gennaio 2008

Qualche tempo fa il poeta Lorenzo Carlucci (è nato a Roma nel 1976, si è laureto in Filosofia Logica alla Normale di Pisa nel 2000, ha pubblicato una raccolta di versi in un libro collettivo bilingue inglese/italiano con Jacopo Ricciardi e lo svizzero Oliver Scharpf - di cui mi sono recentemente occupato - nella collana PlayOn di Scheiwiller, dal titolo If the music be the food of love, PlayOn) mi inviò in lettura una corposa silloge inedita, composta da versi e prose poetiche, intitolata La comunità assoluta. Io gli promisi un parere di cui gli sono ancora debitore; ora che la silloge è in via di pubblicazione, per sdebitarmi in qualche modo ve ne propongo qui un assaggio, il che costituisce comunque un parere implicito, ovviamente positivo.

NB: dei tre testi che seguono, solo gli ultimi due fanno parte della silloge così come verrà pubblicata; il primo, pertanto, resta un esclusiva per gli amici che mi leggono.

Lorenzo Carlucci

I cenci del santo

le stigmate candide del fiore di lebbra

sulla scena di un campo al mattino alla sera

non so se distinguo la luce dal grigio.

Di spalle

l'andare è divino

non lascia lo spazio a partenza e destino

l'andare di schiena è divino

è un bel riso sul campo del mondo,

ed ignora.

L'ignoranza del giorno è divina,

l'andare di spalle di un santo

il candore del fiore di lebbra

e monete nel fondo di un sacco.

La saccoccia del santo è divina

e la sua campanella uno scherzo

da insegnare agli uccelli.

Su qualunque percorso ci smarriamo nel mondo.

Diventiamo una nuvola bianca

come il fiore di lebbra.

enespace10

Tra una pattumiera e un distributore, su una panchina rossa.

La mia vita è uno straccio.

E' evidente, il mio cuore ti accoglie come un cielo.

La panchina è rossa come il distributore.

E' evidente che le buste della spesa mi segano le dita.

Evidente.

Io ti accolgo nella mia vita straccio perchè sono vuoto.

Sono per voi.

Le mie mani sono vuote. Il mio petto respire il respiro del cielo.

Le mie mani sono vuote, il sangue è rosso come questa panchina.

Voi andate, avete sangue. Andate.

Tra una pattumiera dalla quale mi aspetto che esca

il viso di uno scoiattolo

un topo

un uccello

e un distributore dal quale mi aspetto che esca

una coca-cola

mi fumo una sigaretta e la butto per terra a metà.

Il mio respiro è uno straccio, voi mi attraversate.

Il mio petto è attraversato dalla sigaretta

fumata a metà

che butto per terra.

Questo silenzio è insopportabile. Andate.

Lo stare seduto sotto lo straccio del cielo

è insopportabile. Venitemi a prendere.

Dalla pattumiera dalla quale mi aspetto che esca

il viso di uno scoiattolo sporco

non esce nessuno. Voi andate.

Continuate a vendere piante lungo una porta a vetri.

Le mie tasche sono vuote.

Pago ogni piantina con una malattia.

Venitemi a prendere.

Dal distributore dal quale mi aspetto che esca

una coca-cola

esce una coca-cola.

insilenzio2

io sono davvero un ebreo, con la luna, il messiah, tutto il resto. che per vivere al mondo, e godersi la luna, la notte, la sua shekinàh, poi gli spazi, ha un nome da non pronunciare. sopporta. ha messo fuori il fuori. io ho messo fuori il fuori e mi godo i miei passi la notte, al tabbaccaio al liquore. e come un ebreo, ho figli numerosi come grani di sabbia ciascuno con un proprio nome. io sono davvero un ebreo, dell'ebreo ho i pantaloni. io smercio il tabacco e i sigari ai giovani ariani, di notte, sotto le tettoie. poi torno con te sotto il braccio, con te che sei ora a duemila chilometri e mezzo, oltre il mare. ma sono un ebreo e per questo, tu sei qui con me, e la luna è bassa come le tue orecchie. io ti do un orecchino che compro coi soldi dei sigari con la morte a baratto, insieme al sorriso, venduto ai ragazzi. io ti do un orecchino, e tu non sei qui, ma ci sei, perché sono un ebreo e ti sorrido, se fumo e fischietto, è un canto latino di morte che scaccia gli uccelli. mi fa il vuoto intorno. è un epitaffio cantato, in un fischio, sulla strada di casa, e che fa il vuoto intorno, fa scappare gli uccelli. è un canto latino con parole sbagliate: io sono un ebreo. al tuo orecchio metto un orecchino.

postato da: bertop alle ore 09:08 | Permalink | commenti
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