Ho rivisto Paolo Ciarchi dopo 35 anni: la volta precedente era stata a Parma, in occasione di un concerto di Don Cherry; successe che il trombettista americano perse per strada, per uno sciopero dei voli, tre quinti del suo gruppo, fatta eccezione per il saxofonista Frank Lowe. Così con i due "superstiti" sul palco salirono i musicisti che erano casualmente presenti, tra cui Gaetano Liguori, io e quell'estroso inventore di suoni. In tanti anni, a parte qualche ruga, lui non è cambiato ed è il geniale folletto burlone di sempre. A lui è dedicato questo post.
Paolo Ciarchi musicista, compositore, o meglio inventore di suoni, ha iniziato a lavorare negli anni '60 con Enzo Jannacci, Cochi e Renato e Lino Toffolo. Da allora è iniziato il suo rapporto con il Teatro - note le sue collaborazioni con il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Franco Parenti e, sopratutto, La Comune di Dario Fo - e con il cosidetto "folk revival" di Ivan Della Mea, Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli. Dalla metà degli anni '70 si è dedicato alla sperimentazione e alla relazione fra suono, immagine e gesto, inventando spettacoli multimediali, utilizzando strumenti-non strumenti: ferri, cocci, tubi, il proprio corpo.
LA CONTROVERSA STORIA DI HO VISTO UN RE
Forse la più famosa canzone di Dario Fo, dallo spettacolo "Ci ragiono e canto", del 1969. E' stata interpretata anche da Enzo Jannacci.
La canzone ha una storia controversa. Fino a poco tempo fa appariva come la versione adattata di una canzone popolare catalana. In realtà le cose sembrano essere assai diverse. Scrive Claudio Cormio:
" 'Ho visto un re' è stata composta per Ci ragiono e Canto N°2 che è una versione più spuria del N°1 ed era prodotto dalla "Comune", ovvero il gruppo che venne fuori attraverso varie scissioni dal Teatro d'Ottobre e da Nuova Scena.
In questa versione dello spettacolo vi sono numerose canzoni più direttamente politiche, molte dei quali scritte ex novo da Fo e spacciate per popolari.
Esisteva di questo spettacolo l'incisione in due ellepi e un libretto di testi prodotti da "La Comune" e messi in vendita militante durante gli spettacoli. In quei dischi la nostra canzone non era incisa ma compariva nel libretto. Il ritornello "Ah beh, Sì beh!" deriva da un modo di canto toscano (credo della zona del Monte Amiata ) chiamato "Bey", che fa una specie di coro Yodel e sottende il canto principale.
La canzone venne poi incisa da Jannacci in un 45 giri a firma Dario Fo per il testo e da un maestro prestanome che ha depositato la musica per Paolo Ciarchi che allora non era iscritto alla SIAE. Fo la ridepositò poi completamente a suo nome in anni successivi. Per questioni di "cortesia " la paternità della musica non è ad oggi stata ancora rivendicata."







