
In un mondo dove si modificano geneticamente i pomodori, gli O.P.M. cercano di individuare il gene della poesia e tentano di svilupparlo con metodi naturali, per rafforzarlo e farlo sopravvivere. In un mondo che considera la poesia una magnifica eccezione, gli O.P.M. vogliono tutelare l'atto poetico e farlo diventare un sistema di vita resistente agli agenti patogeni e atmosferici, al consumismo, agli edificatori selvaggi, ai coltivatori chimici, agli inquinatori patologici. Gli O.P.M. sono Maurizio Forte, Mario Frighi, Cristina Lauro, Giuliano Mori, Mauro Righi,Marco saya, Leonard Toma.
Potrete saperne di più a questo link: http://xoomer.alice.it/kegar/opm.htm
I testi che seguono sono tratti da una performance initolata La storia inizia indietro svoltasi il 30 novembre 2007 alla Corte San Pietro di Zibido San Giacomo.
Mario Frighi: Black hole blues
Sulla porta dell’Inferno c’era scritto
lasciate ogni speranza voi ch’entrate
Lasciammo ogni viltà e ogni sospetto
entrammo in una porta dal colore scuro
Abbiamo visto gente ignara e ferma
col cellulare acceso e i capelli dritti
non ragioniam di lor ma guarda e passa
passammo sopra i loro sguardi vuoti
dentro discoteche dal suono uguale
dentro un labirinto di pubblicità
Amor, ch'al cor gentil ratto s’apprende
amor, ch'a nullo amato amar perdona
lo dissi a una ragazza
in un videogioco scemo
un mostro alato sputava sentenze
un verme immondo gli usciva dagli occhi
guardai la ragazza e senza parlare
la bocca le baciai tutto tremante
poi il video andò in crash e tutto andò in fumo
un boato improvviso scosse la sala
dentro una nuvola di vodka e di gin
volarono muscoli, plastica e pelli tatuate
e venni men così com’io morisse
Tra nuovi tormenti e nuovi tormentati,
la notte continuammo il nostro viaggio
e volta nostra poppa nel mattino
de remi facemmo ali al folle volo.
La molta gente e le diverse piaghe
le facce disperate sopra i marciapiedi,
siringhe accese sullo stesso canale,
MTV continuava a sparare
e allora il disgusto si fece più forte
e quando Vanni Fucci ci fece le fiche
e un modello parlava col culo di Armani
io dissi basta, è ora di andare
e vidi un ruscello con l’acqua più chiara,
salimmo in silenzio per un buco rotondo
e dopo aver ripulito le vene e la pelle
uscimmo insieme a rivedere le stelle.
Giuliano Mori: Quel senso di vuoto
Ho abbandonato quel senso di vuoto,
l'ho lasciato cadere in uno dei tanti bidoni del vetro.
L'ho lanciato con forza tra schegge,
etichette a brandelli taglienti,
liquami puzzolenti e squallori.
Ne avevo un sacchetto pieno e uno a uno
li ho lanciati con la loro etichetta rancore,
odio, delusione, cattiveria,
quei sensi di vuoto racchiusi in bottiglia.
Non mi sono nemmeno tagliato.
Marco saya: Dove vai
“dove vai?” mi chiedeva mia madre
solcata dalle rughe della paura,
“ancora non so”, le rispondo ( dopo vent’anni )
da guitto di circonvallazione,
sempre un casino Piazzale Lodi
sino al prossimo semaforo
e gli attimi ti consumano le mani,
anche il volante si deteriora!

Marco Saya: Milano
milano, quando ci sbarcai era bella,
nonostante la saudade mi innamorai
di quella nebbiolina che, allora,
s’incuneava tra le case di città studi.
sono passati più di quarant’anni, gli amori passano,
anche le città cambiano,
e quella nebbiolina ha scelto un altro amante…
Leonard Toma: Mi sento più vivo
Chi si chiede se il mare
dividerà
non cerca nel buio
la verità
un amante sincero
ti prende e ti lascia
la natura è così oo proprio così
E la su ooo mi sento più vivo
nel vento dei sogni che io vivrò
da giorni da giorni ho un mondo che vola
e sento che oggi io ce la farò
poi ti chiedi se il mare
è libertà
e nei giochi dell’acqua
io mi guarderò
perché tutto è chiaro
io ce la farò
la natura è così oo proprio così
E la su ooo mi sento più vivo
nel vento dei sogni che io vivrò
da giorni da giorni ho un mondo che vola
e sento che oggi io ce la farò
Mauro Righi: Quel certo non so che
Chi mi legge la mano
Come fa a capire da che parte ho tirato la vita
analizzando le rughe della pelle
L’assurdo accavallarsi di rette e venuzze
La morbidezza di un palmo che non ha mai lavorato
Dove legge il mio destino?
Magari avessi uno specchio per vedermi fra trentanni
Io non mi ci immagino nemmeno
A invecchiare su una panchina
Coccolare i nipoti
Smaniare per una colombaia accanto a lei
Io voglio invecchiare solo
Come Alberto Sordi
O non invecchiare mai
Come Dorian Grey
Io voglio entrare nel mito
Magari con i capelli un po’ tinti
Con un sorriso finto
Con quel certo non so che
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