giovedì, 10 maggio 2007

Veronica Gambara (nata a Pralboino 1485 - 1550)

 

Di nobile familia del Bresciano, fu avviata dal padre, conte Gian Francesco Gambara amante della letteratura, agli studi umanistici. Andò sposa al nobile Gilberto X°, signore di Correggio, occupandosi alla morte dello stesso, avvenuta del 1518, degli affari dello stato di Correggio che resse con abilità e determinazione fino alla morte. Scrisse un ampio canzoniere dimostrando un notevole talento, molto apprezzato dai contemporanei e ammirato perfino da Giacomo Leopardi.

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A l' ardente desio ch' ognor m' accende

di seguir nel cammin, ch' al ciel conduce,

sol voi mancava, o mia serena luce,

per discacciar la nebbia, che m' offende.

Or poi che 'l vostro raggio in me risplende,

per quella strada, ch' a ben far n' induce,

vengo dietro di voi fidato duce:

che 'l mio voler più oltra non si stende.

Bassi pensier in me non han più loco:

ogni vil voglia è spenta, e sol d' onore

e di rara virtù l' alma si pasce.

Dolce mio caro ed onorato foco:

poscia che dal gentil vostro calore

eterna fama e vera gloria nasce.

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Occhi lucenti e belli,

com' esser può che in un medesmo istante

nascan da voi nuove sì forme e tante ?

Lieti, mesti, superbi, umili, alteri,

vi mostrate in un punto, onde di speme

e di timor m' empiete,

e tanti effetti dolci, acerbi e fieri

nel core arso per voi vengono insieme

ad ognor che volete.

Or, poi che voi mia vita e morte sète,

occhi felici, occhi beati e cari,

siete sempre sereni, allegri e chiari.

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Poichè fortuna volle farmi priva

di te, Signor mio car, deh ! tolto almeno

m' avesse la memoria, che 'l cor pieno

tien de' martiri che da lei deriva.

Che dich' io stolta ? Senza lei non viva

sarei, perché, pensando a quello ameno

piacer ond' io mi pasco e vengo meno,

se ben mi spinge in mar può trarmi a riva.

La memoria mantienmi e mi disface;

la memoria mi fa lieta e scontenta;

ne la memoria il ben e' l mal mio iace.

La memoria m' allegra e mi tormenta:

dunque da la memoria ho guerra e pace

e in tal variar lei sola mi contenta.

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Se, quando per Adone o ver per Marte

arse Venere bella,

stato fossi, Signor, visto da lei,

quella ardente facella

sol per te, che di lor più degno sei,

arsa e accesa l' avrebbe in ogni parte,

perché ne l' arme il bellicoso Marte

vinci d' assai, e di bellezza Adone

cede al tuo paragone:

dunque se il Ciel t' aspira e fa immortale

meraviglia non è, perché sei tale.

postato da: bertop alle ore 08:35 | Permalink | commenti (2)
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