Ko Un è nato il 1° agosto 1933, primogenito di una famiglia di modesto livello economico e culturale, in una cittadina della regione Cholla nella parte settentrionale della Corea. A dodici anni trova per strada una raccolta del poeta Han Haun, evento che lo ispira a scrivere i primi versi.
Lo scoppio della guerra nel 1950 lo sconvolge al punto da portarlo al primo tentativo di suicidio, da cui si salva perdendo però per sempre l'uso di un orecchio. Si rifugia nella religione diventando monaco buddhista e vivendo di elemosina. Nel 1957 riprende l'impegno poetico iniziando a pubblicare saggi e poesie. Nel 1962 rinuncia alla vita monacale ma vive una fase di depressione e alcoolismo e, sofferentr di una perente insonnia, tenta una seconda volta il suicidio. Dal 1967 la sua situazione peggiora ulteriormente al punto che, nel 1970, tenta il suicidio per la terza volta restando in come per trenta ore.
Una lenta ripresa lo porta a rinnegare questo atteggiamento nichilista: riprende a scrivere e si impegna attivamente nel movimento per i diritti umani, cosa che lo porterà ad essere inserito nella "lista nera" dei servizi segreti della Corea del Sud: nel 1974 viene imprigionato per la prima volta; nel 1980, accusato di alto tradimento, viene condannato all'ergastolo; uscirà di prigione grazie ad una amnistia. Il poeta opta per un compromesso con la dittatura militare, accettando di modificare i suoi scritti precedenti con un lavoro di censura: questa vicenda viene duramente rimproverata da molti dei suoi lettori, ma per Ko Un è l'unico modo di uscire vivo di prigione e non tornerà mai più sulla decisione presa.
Si sposa e va a vivere in campagna, conoscendo la sua stagione più produttiva e raccogliendo via via sempre maggiori consensi e riconoscimenti anche internazionali, tra cui tre candidature al Nobel. Intraprende anche una immane impresa, intitolata Maninbo (Diecimila vite), una raccolta infinita, tuttora in corso, che comprende poesie dedicate a tutte le persone incontrate nel corso della sua vita, in cui il poeta è la voce narrante: è come se Ko Un avesse deciso di ribellarsi alle sue prigionie, scegliendo, come unico modo per riuscirvi, la riscrittura dei suoi ricordi; di questa immne imprsa sono uscita finora i primi 25 volumi.
Di lui sono uscite alcune liriche anche in lingua italiana: ve ne sottopongo una piccola scelta in due "puntate". Va tenuto conto che l'enorme differenza linguistica permette di apprezzare solo in parte l'opera di Ko Un, di cui la pur attenta e rispettosa traduzione non può veicolare che i significati, mentre si perdono inevitabilmente (come in tutte le traduzioni, ma in modo ancor più accentuato), il ritmo, lo stile, i suoni.
Raggio di sole
Non puoi farci niente !
perciò respira profondamente
e accetta il tuo triste destino.
Un illustre ospite visita
la mia minuta cella esposta a nord.
Non il supervisore in un normale giro d'ispezione,
ma un raggio di sole nell'incalzare della sera,
più piccolo d'un foglietto più volte ripiegato.
Sono pazzo di te, mio primo amore !
Si posa sul palmo della mano,
riscalda le dita d'un timido piede nudo.
Poi, mentre m'inchino,
e poco religiosamente sto per offrirgli un volto scarno,
quel briciolo di luce in un attimo scivola via.
Dopo la sua scomparsa là, oltre le sbarre,
la cella appare mille volte più fredda, buia.
Cella speciale di una prigione militare,
somiglia a una camera oscura.
Privo del raggio di sole, il mio riso sa di follia.
Un giorno è una bara con un cadavere,
un altro è il grande mare.
Che meraviglia ! Lì qualcuno riesce anche a sopravvivere !
Essere vivi è un mare in tempesta, senza neanche una vela in vista !
Giornata di vento
Morire in una giornata di vento
è il peggiore tradimento.
Col vento che soffia
tutto il paese si riempie di bandiere.
Tutti
diventiamo bandiere.
Morire in un giorno così !
Alzati !
Alzati !
Alzati !
Anche tu, cavallo caduto, alzati !
La più splendida
cosa del mondo
una giornata di vento.