Irving Peter Layton è lo pseudonimo con cui si è fatto universalmente conoscere (molto poco in Italia, a dire il vero) il poeta e saggista Israel Pincu Lazarovitch.
Nato in Romania nel 1912, fu portato dai genitori in Canada, a Montréal, all'età di un anno. Carattere bizzarro e balzano, sposatosi cinque volte, controcorrente come poeta come in tutte le manifestazioni della vita, è stato il promotore, negli anni '40, del gruppo dei "Giovani poeti" di Montréal che credevano nella rivoluzione contro l'insipido romanticismo. In tarda età la sua opera è stata segnata dalla riscoperta delle radici ebraiche. Colpito nel 1994 dal morbo di Alzheimer, si è spento in una casa per lungodegenti dopo una lunga e penosa malattia nel gennaio 2006.
Vi segnalo che la poesia che leggerete qui sotto l'ho reperita su un eccellente blog che segnalo alla vostra attenzione: si tratta di accampo, che pubblica una poesia al mese mettendo in palio un premio per chi sarà in grado di indovinarne l'autore. Le scelte sono sempre di grande interesse e potete vederle qui: http://www.accampo.ilcannocchiale.it
Lei di Tokio.
Lui di Tabriz.
S’incontrarono in una libreria.
Allungarono la mano per prendere lo stesso libro.
Mi scusi, in giapponese.
Mi scusi, in persiano.
Il libro era un trattato sulla blatta.
Ciascuno voleva il libro.
Ce n’era una sola copia.
Decisero di acquistarlo insieme.
Erano tutt’e due specialisti del carattere
e del comportamento delle blatte.
Studenti entusiasti, erano.
Ora si entusiasmarono l’uno dell’altro.
S’innamorarono guardando grafici di blatte
che ingerivano quello che ingeriscono le blatte.
Lui la portò nel suo appartamento.
Lei nel suo.
Fecero insieme lunghe passeggiate.
Spesso parlavano di altre cose
oltre che di blatte.
Lui lesse a lei i poeti sanscriti prediletti.
Lei gli lesse gli haiku.
Esaminando gli organi riproduttivi del loro insetto
prediletto, sentirono inumidirsi i genitali.
Nell’appartamento di lui; poi in quello di lei.
Fu stupendo.
Fu romantico.
Erano felici oltre ogni dire.
La storia sarebbe dovuta durare per sempre.
Rese i loro occhi lucenti.
Mutò alquanto la loro voce.
Lui le portò i suoi versi.
Lei gli fece arrivare un regalo per via aerea da Tokio.
Poi un giorno non si trovarono d’accordo.
Si trattava delle abitudini di alimentazione delle blatte.
Lui disse una cosa, lei un’altra.
Il disaccordo divenne discussione.
La discussione, litigio.
Il litigio si fece violento e amaro.
Non riuscivano ad essere d’accordo circa le abitudini d’alimentazione delle blatte.
La distanza tra di loro aumentò sempre più.
Lui disse così, lei così.
Non c’era possibilità di compromesso.
Uno soltanto aveva ragione.
Si sibilavano contro.
Occhi pieni di odio.
Misero in discussione l’intelligenza e la discendenza.
Dimenticarono tutte le cose gentili e significative
che si erano detti a proposito delle blatte.
Fu triste.
Fu assai triste.
Finì che lui si prese indietro i suoi versi.
Lei gli disse che si poteva tenere il trattato sulle blatte
dato che evidentemente lui ne aveva più bisogno.
Puttana, in persiano.
Pidocchio ignorante, in giapponese.
Così finì la storia.
Fu triste.
Fu assai triste.







