Mateja Matevski, nato a Istanbul nel 1929, è considerato il maggior poeta macedone vivente; saggista, critico letterario e ispanista (ha tradotto in macedone, tra l'altro, l'opera completa di Garcia Lorca e di Rafael Alberti); già docente di Storia del Teatro e del Dramma e Direttore Generale della Radio-Televisione macedone, dirige attualmente l'Accademia delle Arti e delle Scienze a Skopje. Non si contano i premi e i riconoscimenti, tra i quali la decorazione della "Legion d'Onore" attribuitagli dal Governo Francese. E' stato tradotto in una ventina di lingue, tra cui l'italiano (Nebbie e Tramonti, pubblicato nel 1969 a cura di Giacomo Scotti).
L'albero nella valle I
Esiste un alberello
brutto e solitario che oscilla
nella vallata nero languore nero.
Ha due rami, un tronco e la taciturnità.
Somiglia a un uomo che ha molto desiderato
sepolto e incantenato nella terra.
E memorie non ha di molti giorni
né di neve di piogge d'erbe e di venti
e nemmeno gli uccelli vi intrecciano il nido.
Se ne sta lí nudo come una croce,
è come un uomo incatenato alla terra,
un morto direi che ti ride in faccia.
Bocca di sabbia e tronco di pietra.
L'albero nella valle II
Quest'albero secco e solitario
ha occhi di venti meridionali
che guardano al di là di molti tramonti.
Ma i venti non ci vengono in questa valle
dimenticata da Dio e da tutti
che si agghiaccia nell'ombra.
Anche le acque, anche le nere rocce precipitano
con l'urlo delle belve
a rosicchiargli la scorza.
Eppure egli sta lí direi in volo,
lo nutrono i venti sognati
che guardano al di là di molti tramonti.
Nemmeno il tramonto è tramonto in questa valle.
L'albero nella valle III
Dove il sole non c'è non ci sono nemmeno
albe e tramonti,
né le tenebre sono tenebre che ti fanno piangere
e lo spazio non ha tempo né solitudine.
Tutto è sordo. Nulla esiste.
E l'albero cresce tuttavia. Cresce
lento. Senza saperlo.
Laggiù solo la terra in segreto dice
che qualcosa succede.
E c'è una sorgente sottile
che tutto sa.







