lunedì, 05 febbraio 2007

Marino MorettiMarino Moretti, il poeta di Cesenatico, ha un destino segnato dalla sua prima stagione poetica; da allora quasi tutte le antologie lo "relegano" tra i crepuscolari, anzi, qualche volta tra quelli minori, e di lui viene ricordato come massima espressione artistica l'incipit (che qui non riporto per decoro) di A Cesena

Moretti è stato molto di più; ma chi legge oggi i suoi romanzi (qualcuno di voi ha in casa La vedova Fioravanti ?) o i testi che hanno come protagonista il suo alter-ego autocritico Pazzo Pazzi o, peggio ancora, le raccolte poetiche della sua maturità ? Eppure questi testi "dimenticati" hanno valso a Moretti un Viareggio (nel 1960, davanti a Pasolini !!!) e, raro caso nella storia per un poeta italiano (forse solo con Andrea Zanzotto è successa cosa analoga), un Meridiano pubblicato con l'autore in vita.

Se passate da Cesenatico, una visita alla sua casa-museo è d'obbligo, per capire.

Casa Moretti

 

 

 

 

 

 

 

Solo due poesie della sua stagione matura, un assaggio...

IL SUICIDIO SENILE

Un vecchio artista s'è data la morte

a più di novant'anni. Non so come,

per la pietà di lui e di me stesso;

e non farò il suo nome

crudele nella pace e nell'eccesso,

nell'arte e nella sorte.

Non lo amavo. E mi pento

di non aver risposto alle sue ire,

di non aver capito il suo tormento,

il suo punto fra spasimo ed orgoglio,

fra il vivere e il morire.

Oggi lo vedo, spoglio

di cruccio, come un laico del convento

che va alla cerca col suo somarello.

E troppo tardi lo chiamo fratello.

Ahi, troppo tardi so che ci si uccide

a novant'anni come a venti. Infine,

cadute le sue sfide,

la sua ghigna sparita,

annullato il suo estro,

ho perduto un amico oggi, un maestro

ché s'egli è stato disumano in vita

umanissima invece è la sua fine.

DOPO

Io non so che avverrà di questa casa,

s'ella sarà venduta,

s'ella sarà abbattuta,

se diverrà perfino un'altra casa.

Altre porte e finestre, altra cimasa,

altre rondini ed altri davanzali,

altri riposi d'ali.

Altro capo, altre serve, altre famiglie

come altre cose a me care o discare.

Altri libri, altro cibo, altre stoviglie,

altri letti, altre bare.

Che cosa dunque rimarrà di mio

per caso, in queste stanze, o per dispetto ?

Chi sa, forse un panchetto,

un panchetto di quando ero bambino

o un eco incomprensibile, un fruscio...

Altro mendico va di casa in casa,

di scalino in scalino,

ed altra madre chiama altro Marino

che in altra ora rincasa.

postato da: bertop alle ore 09:59 | Permalink | commenti (4)
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